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lunedì 8 giugno 2026

D. Lgs. 96 del 2026: Trasparenza retributiva

E' stato approvato e pubblicato il D. Lgs. 96 del 2026 sulla trasparenza retributiva: https://www.altalex.com/documents/2026/06/05/trasparenza-retributiva-d-lgs-96-2026-attua-direttiva-ue-2023-970

Molti articoli si soffermano su alcune difficoltà attuative, ma non riguardano né la sicurezza delle informazioni né la privacy.

Per quanto riguarda la privacy, segnalo le seguenti:

- art. 5 comma 2: "Ai candidati a un impiego non possono essere chieste informazioni sulle retribuzioni percepite negli attuali o nei precedenti rapporti di lavoro";

- art. 7 comma 1: [...] "è riconosciuto ai lavoratori il diritto di richiedere e ricevere per iscritto [...] le informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore"; però, al comma 8, è indicato che "Al fine di evitare l'identificazione diretta o indiretta dei singoli lavoratori in conformità al [GDPR...], per i datori di lavoro che occupano fino a quarantanove dipendenti, le informazioni di cui al comma 1 possono essere fornite con le modalità previste dall'articolo 9, comma 4";

- art. 9, comma 4: dice che saranno pubblicati uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentito il Garante per la privacy, per fornire indicazioni per "le modalità di raccolta ed esposizione dei dati";

- art. 11 comma 2: "l'accesso alle informazioni di cui agli articoli 7, 9 e 10 è riservato esclusivamente ai rappresentanti dei lavoratori, all'Ispettorato del lavoro e agli organismi per la parità territorialmente competenti ove comporti la divulgazione, diretta o indiretta, della retribuzione di un lavoratore identificabile. I rappresentanti dei lavoratori o l'organismo per la parità forniscono consulenza ai lavoratori in merito a eventuali ricorsi connessi al principio della parità di retribuzione senza divulgare i livelli retributivi effettivi dei singoli lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore".

- art. 11 comma 3: "I dati trattati ai sensi degli articoli 7, 9 e 10 non sono utilizzabili per scopi diversi dall'applicazione del principio della parità di retribuzione. La trasmissione dei dati personali è consentita nei casi, nelle forme e nei limiti previsti dalla normativa vigente".

Temo ci siano informative da aggiornare.

martedì 13 gennaio 2026

Articolo 2086 del Codice Civile, sicurezza delle informazioni e continuità

Non conoscevo l'articolo 2086 del Codice Civile. In particolare, il D. Lgs. 14 del 2019 ha aggiunto il secondo comma:

L'imprenditore [...]ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell'impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell'impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l'adozione e l'attuazione di uno degli strumenti previsti dall'ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale. 

Inutile segnalare cosa questo vuol dire per chi si occupa di sicurezza delle informazioni, qualità e continuità.

Sono venuto a conoscenza di ciò grazie a questo articolo: https://www.filodiritto.com/art-2086-cc-e-adeguati-assetti-organizzativi-governance-cybersicurezza-e-responsabilita-degli-amministratori.

martedì 9 dicembre 2025

CRA: Regolamento di esecuzione con i prodotti con elementi digitali "importanti e critici"

Su questo faccio prima a copincollare esattamente dalla newsletter di Project:IN Avvocati: L'Unione europea ha pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2025/2392 che definisce le categorie tecniche di prodotti con elementi digitali "importanti e critici" ai sensi del Cyber Resilience Act: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32025R2392.

In particolare, questi prodotti saranno soggetti a procedure di valutazione della conformità più rigorose (inclusa la valutazione obbligatoria di terzi) e, per i prodotti critici, potrebbe essere richiesto un certificato europeo di cybersicurezza.

giovedì 9 ottobre 2025

Professionisti e dichiarazione dei sistemi di IA usati

Segnalo questo post di Paolo dal Checco: https://www.linkedin.com/posts/dalchecco_come-e-dove-comunicherete-dal-10-ottobre-activity-7377674323458768896-C7dB/.

In sintesi: i professionisti, dal 10 ottobre 2025, in forza dell'art. 13 della Legge 132 del 2025, devono comunicare ai clienti "con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo" tutte "le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale" utilizzati per svolgere l'incarico.

Interessanti le alternative poste da Paolo: via mail, una voce nell'informativa privacy, adeguamento del modello di incarico professionale o contratto.

In una risposta, Federico Capello segnala che l’informativa privacy solo se l’AI viene utilizzata per trattamenti di dati personali (e in questo caso deve prestare tanta attenzione alle clausole del fornitore, che sarà da considerare responsabile del trattamento); in caso contrario si può solo inserire una specifica clausola nel contratto con il committente del tipo: "Il Professionista dichiara che, nello svolgimento delle attività contrattuali, potrà avvalersi di sistemi di intelligenza artificiale, nel rispetto dell’art. 13 della Legge n. 132/2025. In ogni caso, il Professionista resta pienamente responsabile verso il Committente della correttezza, qualità e conformità della prestazione, garantendo trasparenza, controllo umano, tutela dei dati personali e rispetto delle norme vigenti".

Per la cronaca: io non uso sistemi di IA per il mio lavoro. Trovo molto più pratici i simpatici copincolla  e salvaconnome dal materiale che ho prodotto negli anni. Ho notato che ci metto più tempo a verificare e correggere la proposta dell’IA che il mio materiale.

NIS2: Referente CSIRT e nuova registrazione per i soggetti NIS

Segnalo questo post di Stefano Mele dal titolo "L'ACN istituisce il Referente CSIRT: ecco le nuove regole e le competenze richieste": https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7380546413744766976/.

In breve, ACN ha pubblicato la Determinazione ACN 333017/2025, che sostituisce la precedente 283727 del 31 luglio 2025.

Va quindi designato il Referente CSIRT e uno o più sostituti.

La cosa, di per sé, è positiva perché distingue il Punto di contatto NIS e il Referente CSIRT. La cosa noiosa è che la designazione è obbligatoria e va fatta dal 20 novembre al 31 dicembre 2025. Potevano richiederla in occasione dell'aggiornamento annuale, già previsto.

Altra cosa positiva è il fatto che può essere esterno. Per questo, io penso che non debba essere un consulente, ma il responsabile dei sistemi IT che, in effetti, in molte PMI e in qualche grande, è esterno.

PS. Grazie a Giulia Palmarini che mi ha sottolineato l’importanza del post.

venerdì 3 ottobre 2025

venerdì 26 settembre 2025

La legge italiana sull'intelligenza artificiale

Approvata la Legge 132 del 2025, detta anche "legge italiana sulla intelligenza artificiale italiana". Ricordo che la normativa primaria è il AI Act (Regolamento UE 2024/1689).

Segnalo questo articolo dal titolo "Legge AI italiana: ecco che devono sapere le aziende": https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/legge-ai-italiana-ecco-che-devono-sapere-le-aziende (fa riferimento al DDL, ma quello è).

Riassunto del riassunto: sono ribaditi i principi generali del Regolamento europeo sull'IA, attribuisce i compiti alle autorità nazionali (soprattutto AgID e  ACN), dà deleghe al Governo per preparare alcuni decreti legislativi più specifici. 

Importante il principio per cui i decreti non devono introdurre obblighi ulteriori rispetto al Regolamento europeo (AI Act). 

Altro articolo molto chiaro è questo di Chiara Ponti (segnalatomi da Franco Vincenzo Ferrari) dal titolo "L'Italia ha la sua legge sull'AI, gli impatti privacy e cyber:  tutti i punti chiave": https://www.cybersecurity360.it/news/litalia-ha-la-sua-legge-sullai-gli-impatti-privacy-e-cyber-tutti-i-punti-chiave/

Nota: questo post accorpa 2 post precedenti che ho cancellato e li aggiorna con il numero di Legge.

venerdì 19 settembre 2025

In vigore il Data Act

Dal 12 settembre è applicabile il Data Act, ossia il Regolamento UE 2023/2854.

La questione è complessa, anche perché la norma è di difficile lettura. Indicativamente permette di potenziare l’economia dei dati e favorire un mercato più competitivo, rendendo i dati più accessibili e utilizzabili. Sono stabilite quindi responsabilità e misure per lo scambio di dati, incluse quelle contrattuali per evitare abusi e la portabilità tra fornitori di servizi cloud.

Cito dalla newsletter di Project:IN Avvocati: "la sua integrazione con le altre norme, come GDPR e AI Act, è chiara a livello teorico - la Commissione ha un piano globale - ma complessa a livello pratico: vedremo come, nella realtà del business dei dati, questa norma avrà un impatto". 

Le FAQ della Commissione: https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/library/commission-publishes-frequently-asked-questions-about-data-act.

venerdì 29 agosto 2025

Garante e non solo, ruolo, visibilità e rischi per l'innovazione

Giuseppe Alverone degli Idraulici della privacy ha segnalato questo post su LinkedIn di Giuseppe Corasaniti: https://www.linkedin.com/posts/giuseppe-corasaniti-95832515b_autoritaeqindipendenti-regolazione-innovazione-activity-7363435070356971522-rSjz.

In poche parole, critica l'eccesso di protagonismo mediatico del Garante e i rischi per l'innovazione.

E in effetti la situazione richiede una riflessione approfondita. Innanzi tutto, ripeto che a me, tutta questa regolamentazione, fa bene agli affari. Però qui si corre il rischio di curare troppo il paziente e perderlo.

Dovrei averlo già scritto: le entità legislative vogliono regolamentare e spesso esagerano (basti pensare all'AI Act, che introduce notevoli complessità in parte non necessarie, il Data act introduce altre cose relative alla privacy ma a parte; si pensi anche al pasticcio italiano su NIS2 e PSNC), le autorità di controllo in parte regolamentano (il Provvedimento sugli amministratori di sistema è l'esempio più chiaro di ciò possa essere fatto male; ma nei miei molti post ho dato evidenza delle critiche al Garante privacy e ad ACN) e in parte sanzionano (gli assurdi di questa estate del Garante, oltre che quelli relativi ai mitici metadati sono una dimostrazione di quanto ciò possa essere fatto in modo difficile da seguire), gli organismi di standardizzazione continuano a pubblicare standard (l'ultimo di cui ho avuto notizia è la ISO 56001 sull'innovazione, quasi un ossimoro), auditor e formatori e consulenti di tutti i tipi impongono loro modelli, ogni tanto non adeguati all'organizzazione e ogni tanto obsoleti (ho già scritto sui modelli di valutazione del rischio e su quelli di selezione dei fornitori, ma avrei innumerevoli esempi).

Tutto questo fa sì che le organizzazioni devono rincorrere la cosiddetta "compliance", in italiano "conformità", ma propriamente "condiscendenza" o "remissività", come dice la Treccani: https://www.treccani.it/vocabolario/compliance/

E infatti, remissivamente, molte spendono soldi ed energie per adeguarsi, spesso con l'approccio "non si sa mai", ossia facendo anche più di quanto richiesto perché tanti hanno paura di un'autorità inquisitoria (basti vedere quanti rallentano a 50 km/h quando sono presenti autovelox impostati a 70).

Capisco che l'Europa voglia regolamentare. Lo fa per impostazione filosofica, che tende a proteggere i cittadini, e di questo ne sono grato e non cambierei mai con gli Stati Uniti, tanto generosi nei media, tanto spietati nella realtà. Lo fa come strategia di mercato, sperando in qualche modo di rallentare l'invasione straniera.

Ma in tutto questo, almeno dal punto di vista informatico, nessuno ha sviluppato sistemi alternativi a quelli made in USA. L'ha fatto la Cina (non so più citare un articolo sul Corriere della Sera di fine luglio) e infatti si contrappone fieramente alle provocazioni di Trump, non l'ha fatto l'Europa che ha promosso l'industria 4.0, l'informatizzazione delle scuole (e lasciamo perdere le garanzie dove sono finite, con i giganti USA che ci sguazzano, oltre al modello educativo non ponderato) e... cosa? Alcuni Paesi hanno attuato facilitazioni per l'ingresso dei giganti USA. Ma queste sono strategie miopi.

Non lo dico perché voglio l'Europa (o l'Italia) ancora grandi perché penso alla superiorità dell'uomo europeo (che discende anche dal Neanderthal e quindi non avrebbe senso), ma perché il destino di un Paese colonizzato è quello di essere sfruttato e di deperire e non è quello che voglio per i miei figli.

Allora cosa fare? Non ne ho idea, ovviamente. So solo che, come minimo, su queste cose bisogna essere consapevoli.

Ecco, finalmente ho scritto più o meno quello che ha frullato in testa in questi mesi estivi.

Specifiche per i VA-PT secondo DORA

Da un post su LinkedIn di Severiano Maria Moiso (che non conosco, ma ringrazio), inoltrato da Sergio Insalaco (che ugualmente non conosco, ma ugualmente ringrazio), segnalo che è stato pubblicato il Regolamento Delegato (UE) 2025/1190 sulle regole per i VA-PT secondo quanto previsto dal Regolamento DORA: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32025R1190.

Intanto una cosa interessante è che il Regolamento non usa il termine di "PT", ma "test di penetrazione guidati da minacce (threat-led penetration testing)" e usa la sigla "TLPT". La definizione si trova nel DORA: "un quadro che imita le tattiche, le tecniche e le procedure di attori reali della minaccia che sono percepiti come minaccia informatica autentica, che consente di eseguire un test dei sistemi di produzione attivi e critici dell’entità finanziaria in maniera controllata, mirata e basata sull’analisi della minaccia (red team)".

Il link al post di Sergio Insalaco: https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7341571875870773248/.

A mio parere è interessante leggere le regole stabilite per la selezione del fornitore di PT, sulla composizione dei tester, sui rischi da valutare, per il processo.

mercoledì 27 agosto 2025

Alberghi, documenti di identità e l'approccio del "non si sa mai"

Dalla newsletter Project:IN Avvocati dell'11 agosto 2025 trovo una notizia interessante: https://www.linkedin.com/feed/update/urn:li:activity:7360536866254729216/.

La notizia è ripresa da Wired e ha titolo "Hotel italiani, nel dark web in vendita migliaia di documenti di identità trafugati": https://www.wired.it/article/dark-web-documenti-identita-trafugati-hotel-italiani/.

Io che sono pigro, copio e incollo il commento della newsletter: "nei giorni scorsi sono emersi sul dark web (grazie al lavoro di CERT-AgID, come riporta Wired) database contenenti copie di documenti d’identità di tre hotel italiani. Al di là del breach, evidente e delicatissimo: ma perché queste strutture avevano e hanno in memoria i documenti, quando la normativa non lo impone e anzi lo vieta?".

Ho chiesto chiarimenti e Francesco Di Maio (uno degli avvocati dietro alla newsletter) mi ha risposto che "L'art. 109 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, più volte novellato, impone a tutti gli esercenti di strutture ricettive di comunicare giornalmente le generalità delle persone alloggiate, da effettuare oggi in via esclusiva attraverso un'applicazione telematica messa a disposizione dal Dipartimento della P.S., che non richiede né prevede alcun caricamento di immagine di documenti, ma solo dati ricavabili da essi, che devono essere inseriti a cura della struttura ricettiva. Va da sé che l'acquisizione di copie di documenti costituisce un trattamento eccedente e, come tale, deve essere valutato poiché non sorretto da alcuna base giuridica. Il manuale utente dell'applicazione è esplicativo https://alloggitiweb.poliziadistato.it/PortaleAlloggiati/SupManuali.aspx". 

Allora io ho generalizzato la questione pensando che questo dimostra l'approccio del "non si sa mai". Nel caso specifico, le strutture ricettive tenevano copie dei documenti per timore che le forze dell'ordine potessero chiedere prove delle comunicazioni effettuate.

Purtroppo l'atteggiamento "non si sa mai" è troppo diffuso. Lo vedo negli audit e lo vedo nell'applicazione della normativa e questo è un problema perché l'applicazione dei requisiti viene appesantita (quando già il requisito non è troppo pesante di suo). Relativamente agli standard, vedo che la loro adozione viene quindi percepita come un onere fastidioso e solo un lavoro paziente di alcuni consulenti e auditor guida le organizzazioni verso un'adozione pragmatica ed efficace degli standard. Dico "alcuni" e intendo "molti", purtroppo non "tutti".

Lo stesso approccio, ahinoi, riguarda anche la normativa e qui la situazione è più delicata, perché fare ricorso ha costi anche significativi e molti preferiscono fare anche cose inutili che correre il rischio di sanzioni. Qui dovremmo quindi ragionare sul ruolo delle autorità di vigilanza, che dovrebbero sì vigilare e, se il caso, anche sanzionare, ma anche accompagnare. Il ragionamento dovrebbe quindi essere esteso al bilanciamento tra regolamentazione e innovazione. Lo faccio in un altro post. 

martedì 26 agosto 2025

Sintesi dell'AI Act

Segnalo questo articolo dal titolo "AI Act: la visione europea sull’intelligenza artificiale": https://www.hermescse.eu/ai-act-la-visione-europea-sullintelligenza-artificiale/.

Fornisce una buona sintesi del Regolamento europeo per l'IA.

Sul commento finale sono in parte d'accordo con l'autore. Sulla relazione tra regolamentazione e innovazione vorrei fare una ulteriore riflessione (anche se qualcosa l'avevo già scritta in passato).

mercoledì 14 maggio 2025

Altruismo dei dati

Segnalo questo articolo dal titolo "Altruismo dei dati: cos’è e perché l’Italia rischia di perdere tempo": https://www.agendadigitale.eu/cittadinanza-digitale/altruismo-dei-dati-cose-e-perche-litalia-rischia-di-perdere-tempo/l

Non è materia che seguo come in generale non seguo il Data Governance Act (regolamento UE 2022/868), ma penso che sia comunque importante sapere più o meno di cosa si tratta.

mercoledì 30 aprile 2025

Articolo su WAD e EAA sull'accessibilità

Segnalo questo articolo, di cui sono co-autore, dal titolo "WAD e EAA: guida alle normative europee per l’accessibilità digitale": https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/wad-e-eaa-guida-alle-normative-europee-per-laccessibilita-digitale/.

Senza presunzione, io, Chiara Ponti e Arturo Messina l'abbiamo scritto soprattutto come occasione di studiare queste due norme e capire in cosa si differenziano.

giovedì 3 aprile 2025

Assicurazione obbligatoria per danni ambientali

La L. 213/2023 (articolo 1, comma 101), impone alle imprese di stipulare contratti assicurativi per eventi sismi, alluvioni, frane, inondazioni e esondazioni: https://www.normattiva.it/eli/id/2023/12/30/23G00223/CONSOLIDATED/20250403.

I beni da assicurare sono quelli indicati nell'articolo 2424, primo comma, sezione Attivo, voce B-II, numeri 1), 2) e 3), del codice civile (ossia Regio Decreto 16 marzo 1942, n. 262 e successive modificazioni). Sono gentile e riporto che si tratta di 1) terreni e fabbricati; 2) impianti e macchinario; 3) attrezzature industriali e commerciali.

Immagino che negli impianti o nelle attrezzature industriali si possano rintracciare i sistemi informatici. Quindi questa è una novità che riguarda molto la sicurezza delle informazioni e le misure di sicurezza.

La notizia l'ho avuta perché, con il DL 39/2025, c'è stata una proroga (figuriamoci!): per le imprese di medie dimensioni, il termine è rinviato al 1° ottobre 2025, per le piccole e microimprese, la stipula deve effettuarsi entro il 31 dicembre 2025, per le grandi imprese, la scadenza è rimasta quella del 31 marzo.

lunedì 31 marzo 2025

Labirinto normativo (e qualche riflessione)

Antonio Ieranò ha scritto un articolo dal titolo "Multiutility italiane nel labirinto normativo: tra GDPR, NIS2, CRA e AI Act": https://www.linkedin.com/comm/pulse/multiutility-italiane-nel-labirinto-normativo-tra-gdpr-antonio-ieran%C3%B2-ylo4f.

Non ostante il titolo, è interessante anche per le non-multiutility: spiega bene cosa sono GDPR, NIS2, CRA e AI Act.

Su un successivo articolo di Ieranò ho avuto modo di lamentarmi che fa sembrare tutto più facile di quello che è. Anche su questo ho la stessa impressione. Ciò non toglie che ne vale la lettura.

Vorrei iniziare a fare una riflessione sulla massa di normativa che è uscita e che piano piano va applicata. Forse è troppa ma, soprattutto, come mi ha confermato Monica Perego "è il percorso burocratico che affossa".

I miei timori di qualche anno fa si stanno avverando: troppa gente incompetente (e inconsapevole di esserlo) sta producendo normativa secondaria o terziaria (se esiste; ma forse mi sono inventato io il termine), sta fornendo consigli e sta conducendo verifiche. Causa incompetenza, si concentrano di più sulla "sicurezza di carta" e sulla "sicurezza per sentito dire" che su una seria valutazione del rischio e oculate scelte di processo e tecnologiche.

Troppi sono incompetenti perché la richiesta di figure professionali sulla sicurezza è incrementata velocemente e consulenti di sicurezza di carta sono stati chiamati a formare le giovani leve che quindi continuano a proporre modelli degli anni Ottanta, misure inefficaci (spesso burocratiche) ma che richiedono tanto tempo ed energie, scarsa competenza tecnologica. Purtroppo misure dettate dall'idea che, se c'è un problema, va aumentato il controllo, non migliorato il sistema.

I tecnici si sono defilati? No, perché non hanno sviluppato le attitudini dei consulenti di fare conoscenze e rete e quindi non sono conosciuti da chi avvia i corsi di formazione e le altre iniziative. Chi ha girato per fiere, convegni e roba simile lo sa (un mio cliente era terrorizzato all'idea di andare ai convegni perché saturi di consulenti che, appena lo riconoscevano come potenziale cliente, gli si appiccicavano).

Purtroppo sono anche gli stessi che partecipano e hanno più voce nei tavoli "tecnici". Per i risultati, basti vedere come sono scritte le linee guida ACN (non entro nel merito del contenuto tecnico, ogni tanto anche apprezzabili; troppo spesso sature di inutili richieste documentali). Anche molti standard ISO e non ISO soffrono dello stesso problema.

Così stiamo creando un mostro burocratico e non un circolo virtuoso di innovazione. Questo è un vero peccato.

Per intenderci: io stesso sono un consulente di "sicurezza di carta" e penso che "un po'" di carta sia utile e necessaria per governare e controllare. Sono il primo ad applaudire alle norme che proteggono la privacy e la sicurezza delle persone. Il problema è quando si esagera.

domenica 2 febbraio 2025

Sicurezza negli esercizi pubblici

Il Ministero degli interni ha emanato il DECRETO 21 gennaio 2025 con titolo "Adozione delle linee guida per la prevenzione degli atti illegali e di situazioni di pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica all'interno e nelle immediate vicinanze degli esercizi pubblici": www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/01/25/25A00562/sg.

Non l'ho letto, ma ho letto il commento molto polemico di Christian Bernieri: https://garantepiracy.it/blog/kapo/.

Non mi occupo di sicurezza pubblica e non lo farò. Però questo mi sembra un bell'esempio di fuffa-sicurezza, che vedo anche in molte aziende: un codice di condotta che nessuno leggerà, videosorveglianza dappertutto, timbri per riconoscere i visitatori (qui i minori, ma il concetto è lo stesso) ma non per riconoscere gli altri.

domenica 26 gennaio 2025

Aggiornamento legislativo 2025

Segnalo la mia presentazione "Aggiornamento legislativo 2025" (pdf, 2,2 MB): https://www.cesaregallotti.it/Pdf/Pubblicazioni/2025-Aggiornamento-legislativo-20250126.pdf.

E' una presentazione sulla normativa legale applicabile all'IT, con alcuni riferimenti all'applicabilità alle certificazioni ISO 9001, ISO/IEC 27001 e non solo.

Ho anche aggiornato i miei appunti sulla NIS2 e il suo recepimento italiano: https://www.cesaregallotti.it/Pdf/Pubblicazioni/2024-NIS-2-Appunti%20Cesare-recepimento-ITA.pdf.

lunedì 18 novembre 2024

Accesso abusivo ai sistemi informatici aziendali, anche per i superiori gerarchici

Chiara Ponti degli Idraulici della privacy ha segnalato la sentenza 40295 24 della Cassazione Penale del 31.10.2024 che ha configurato l’ipotesi di “Accesso abusivo ai sistemi informatici aziendali, anche per i superiori gerarchici”.

Cosa dice Chiara: "chiarisce come anche un superiore gerarchico possa commettere il reato di accesso abusivo (art. 615-ter cp) qualora acceda a un sistema informatico aziendale protetto, senza autorizzazione (del dipendente), anche con le credenziali fornite dal collaboratore".

Chiara riporta anche: "'Per la Corte, la protezione del sistema tramite credenziali di accesso dimostra già la volontà dell'azienda di riservare l'accesso solo a determinate persone' Quindi ogni utente autorizzato deve usare solo le proprie credenziali personali per accedere ai dati, lasciando così traccia digitale del proprio accesso. Le mansioni superiori non conferiscono automaticamente l'autorizzazione ad accedere ai dati riservati, salvo diversa disposizione esplicita del datore di lavoro”.

La sentenza l'ho trovata qui: https://www.wikilabour.it/segnalazioni/rapporto-di-lavoro/laccesso-a-un-sistema-informatico-protetto-e-abusivo-anche-se-il-dipendente-usa-la-chiave-richiesta-a-un-sottoposto/.

lunedì 21 ottobre 2024

Piracy Shield e il blocco di Google Drive

Avevo appena segnalato l'aggiornamento al Piracy Shield, di cui avevo perso anche la prima versione, dicendo che non era materia mia ma che andava comunque conosciuta, che ecco che un bell'incidente di sicurezza delle informazioni mi smentisce: https://www.linkedin.com/comm/pulse/piracyshield-e-lincidente-google-la-caduta-degli-innocenti-ieranò-i36vf.

In poche parole: il sistema di AGCOM per bloccare (automaticamente e senza intervento umano) i contenuti illeciti ha bloccato anche i contenuti leciti e in particolare Google Drive.

Non commento perché già altri lo stanno facendo con ben superiore competenza (e ironia) della mia.