Questo mese volevo raccontare di come uomini e donne possono fare tutto. Così un giorno ho potuto posticipare un incontro con un cliente per poter accompagnare un figlio a una visita medica programmata (ma non avevo programmato l'indisponibilità dei nonni) e mia moglie, un altro giorno in cui era a lavorare a casa mentre io ero fuori Milano, ha potuto accompagnare al pronto soccorso lo stesso figlio che si era lussato una spalla (primo grado, 2 settimane con il tutore).
Invece ho fatto una riflessione e volevo renderla pubblica.
Ho un figlio che gioca a calcio a 7 all'oratorio. La squadra è la Juvenilia. Il gruppo degli allenatori (quasi tutti padri di ragazzi che giocano) ha organizzato un incontro con un esperto per parlare di motivazione, crescita, rafforzamento del gruppo e altre cose che non riguardano il calcio giocato.
Sono riuscito a intrufolarmi ed è stata un'esperienza interessantissima. L'esperto ci ha raccontato come funziona la capacità di apprendimento dei bambini e ragazzi dai 5 ai 15 anni e quali strategie seguire per allenarli. Cose come: dare loro riscontri immediati e positivi, dare loro poche regole, chiare e ripetute, correggere il comportamento e non l’identità, mantenere un clima giocoso, non puntare sui risultati ma farli sentire capaci, farli riflettere sulle cose che funzionano e non funzionano (non sugli errori!), lasciarli sbagliare perché così poi imparano.
Ci ha anche portato l'esempio di come sono seguiti i settori giovanili di alcune squadre oggi rilevantissime a livello europeo (Barcellona, Monaco, Bilbao, Eindhoven, altre squadre norvegesi), dove mischiano i più bravi con i meno bravi, non fanno competizioni o classifiche fino a quando i ragazzi hanno 13 anni, promuovono più esperienze. Ci ha raccomandato il libro di Carol S. Dweck (Mindset. Cambiare forma mentis per raggiungere il successo).
E io ho pensato che molte di queste cose le conoscevo già perché le avevo studiate per affrontare le difficoltà dei miei figli.
Ed ecco qui la riflessione: tutte le cose che ho studiato per superare le difficoltà sono le stesse che servono per raggiungere l'eccellenza. Sdeng.
Viene, ovviamente da pensare a come certi nostri atteggiamenti sulla scuola e sullo sport (richiedere la prestazione, volere i voti alti, segnalare gli errori, richiamare sempre i ragazzi, sottoporli a studi e allenamenti frequenti, eccetera) non solo non vanno bene per i ragazzi con difficoltà (e da qui possiamo trovare una risposta sulla numerosità dei ragazzi dislessici rispetto al passato), ma bloccano il raggiungimento dell'eccellenza, ossia l'obiettivo a cui troppi genitori aspirano.