Ho caricato una presentazione sui metodi Agile e come correlarli ai requisiti delle norme ISO 9001 e ISO/IEC 27001.
La pagina da cui scaricarla:
- http://www.cesaregallotti.it/Pubblicazioni.html.
Il link diretto:
- http://www.cesaregallotti.it/Pdf/Pubblicazioni/2017-Agile-ISO9001-ISOIEC27001.pdf.
Sicurezza delle informazioni, IT service management e qualità da Cesare Gallotti
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venerdì 3 febbraio 2017
mercoledì 9 dicembre 2015
Perché i progetti IT falliscono
Colgo l'occasione di un interessante articolo dell'ISACA Journal volume 5 del 2015 dal titolo "Auditors and Large Software Projects".
In questo articolo si fa riferimento ad una pubblicazione di Intosai (Issue 26 del 2008) dal titolo "Why IT projects fail". Qui trovo interessante il contributo dell'Oman, che elenca i 21 rischi (intesi un po' come minacce, un po' come vulnerabilità) di project management. Ho trovato interessante leggerli e penso sia un buon riferimento per quando mi chiedono "cosa intendi per rischi di progetto?".
Per chi volesse leggere l'articolo:
- http://www.intosaiitaudit.org/intoit_articles/26_p12top17.pdf.
Le pubblicazioni di Intosai fino al 2010 si trovano qui:
http://www.intosaiitaudit.org/publication_and_resources/1.
In questo articolo si fa riferimento ad una pubblicazione di Intosai (Issue 26 del 2008) dal titolo "Why IT projects fail". Qui trovo interessante il contributo dell'Oman, che elenca i 21 rischi (intesi un po' come minacce, un po' come vulnerabilità) di project management. Ho trovato interessante leggerli e penso sia un buon riferimento per quando mi chiedono "cosa intendi per rischi di progetto?".
Per chi volesse leggere l'articolo:
- http://www.intosaiitaudit.org/intoit_articles/26_p12top17.pdf.
Le pubblicazioni di Intosai fino al 2010 si trovano qui:
http://www.intosaiitaudit.org/publication_and_resources/1.
venerdì 3 luglio 2015
User experience Vs. Design
Grazie a Marco Fabbrini per avermi segnalato questa meravigliosa foto sulle sfide tra user experience e design:
- https://twitter.com/arjunsethi/status/613473156469145600
- https://twitter.com/arjunsethi/status/613473156469145600
martedì 14 maggio 2013
Sony.it e internazionalizzazione
Inizio con un caso personale, che forse interesserà a pochi, per poi fare
qualche riflessione più generale.
A marzo ho comprato un pc on-line sul sito della Sony.it. Seguo le semplici
istruzioni, inserisco il "indirizzo di fatturazione", inserisco il codice
fiscale, pago e non mi accorgo che non il sito non mi ha mai chiesto la
partita IVA. Mi arriva la fattura con partita IVA italiana e la consegno
pochi giorni fa alla mia commercialista. La quale mi fa notare che, non
essendoci partita IVA, non potrà recuperare l'IVA di quell'acquisto e mi
insulta. Io penso di essermi fidato di un operatore come Sony e di non
essere stato più che attento. Chiamo il servizio clienti e mi rispondono che
sul sito c'è scritto che se volevo la fattura, dovevo telefonare. Ho
verificato e non ho trovato da nessuna parte questa dicitura. La fattura,
inoltre, contrariamente a quanto previsto dalla normativa in vigore dal
primo gennaio 2013, non riporta neanche il mio codice fiscale.
Ovviamente, la Sony ha solo tradotto in italiano il proprio sito di
e-commerce e ha imposto SAP per la contabilità worldwide.
Pensate quello che volete di me, ma mi è venuto da pensare più in generale
ai progetti di internazionalizzazione e di consolidamento dei servizi IT:
molte aziende sviluppano un software, con le specifiche fornite dal
personale della casa madre, e poi lo impongono a tutte le filiali nel mondo,
senza prima fare uno studio serio sulle specificità, anche implicite, di
ciascun Paese (se da qualche parte scrivi "fatturazione" a me risulta
implicito che poi ti venga chiesta la partita IVA).
Questo succede sia ai software utilizzati internamente, che ai servizi
offerti al pubblico: ho alcuni amici che hanno passato mesi a litigare con
la casa madre perché il sistema di contabilità non è adeguato alla normativa
italiana, ho visto molte imprese preoccupate per dei software imposti dalla
casa madre che non rispettano alcuna misura prevista dalla normativa
privacy, e molte case madri non rilasciano alcun documento che possa essere
utilizzato dalle imprese italiane per dimostrare la correttezza degli
adempimenti privacy.
La Sony ha perso un misero ma (ex) affezionato cliente; ma sarebbe bello si
sviluppassero meglio i software e i servizi IT con impatto internazionale e
che i responsabili di tali progetti non si improvvisassero tali.
qualche riflessione più generale.
A marzo ho comprato un pc on-line sul sito della Sony.it. Seguo le semplici
istruzioni, inserisco il "indirizzo di fatturazione", inserisco il codice
fiscale, pago e non mi accorgo che non il sito non mi ha mai chiesto la
partita IVA. Mi arriva la fattura con partita IVA italiana e la consegno
pochi giorni fa alla mia commercialista. La quale mi fa notare che, non
essendoci partita IVA, non potrà recuperare l'IVA di quell'acquisto e mi
insulta. Io penso di essermi fidato di un operatore come Sony e di non
essere stato più che attento. Chiamo il servizio clienti e mi rispondono che
sul sito c'è scritto che se volevo la fattura, dovevo telefonare. Ho
verificato e non ho trovato da nessuna parte questa dicitura. La fattura,
inoltre, contrariamente a quanto previsto dalla normativa in vigore dal
primo gennaio 2013, non riporta neanche il mio codice fiscale.
Ovviamente, la Sony ha solo tradotto in italiano il proprio sito di
e-commerce e ha imposto SAP per la contabilità worldwide.
Pensate quello che volete di me, ma mi è venuto da pensare più in generale
ai progetti di internazionalizzazione e di consolidamento dei servizi IT:
molte aziende sviluppano un software, con le specifiche fornite dal
personale della casa madre, e poi lo impongono a tutte le filiali nel mondo,
senza prima fare uno studio serio sulle specificità, anche implicite, di
ciascun Paese (se da qualche parte scrivi "fatturazione" a me risulta
implicito che poi ti venga chiesta la partita IVA).
Questo succede sia ai software utilizzati internamente, che ai servizi
offerti al pubblico: ho alcuni amici che hanno passato mesi a litigare con
la casa madre perché il sistema di contabilità non è adeguato alla normativa
italiana, ho visto molte imprese preoccupate per dei software imposti dalla
casa madre che non rispettano alcuna misura prevista dalla normativa
privacy, e molte case madri non rilasciano alcun documento che possa essere
utilizzato dalle imprese italiane per dimostrare la correttezza degli
adempimenti privacy.
La Sony ha perso un misero ma (ex) affezionato cliente; ma sarebbe bello si
sviluppassero meglio i software e i servizi IT con impatto internazionale e
che i responsabili di tali progetti non si improvvisassero tali.
martedì 19 aprile 2011
Value Assessment Tool
Dall'articolo "Value Assessment Tool for ICT Projects at the European Commission" sul Volume 2, 2011 dell'ISACA Journal, segnalo il VAST, strumento messo a punto in seno alla EC per valutare le proposte di progetti ICT.
Evidentemente il tool è tarato per il business specifico della Commissione Europea, ma può essere un ottimo spunto per altre specializzazioni.
http://ec.europa.eu/dgs/informatics/vast/index_en.htm
Evidentemente il tool è tarato per il business specifico della Commissione Europea, ma può essere un ottimo spunto per altre specializzazioni.
http://ec.europa.eu/dgs/informatics/vast/index_en.htm
mercoledì 2 marzo 2011
Richiami di prodotto e contro il management
Un articolo sul sito del BSI dice che in UK nel 2010 sono aumentati del 12%
rispetto al 2009 i prodotti richiamati dalle case produttrici.
L'articolo ha titolo "Cutting Corners in quality compromising brands from
Ferrari to Johnson and Johnson" e si trova a questa URL:http://shop.bsigroup.com/en/Browse-By-Subject/Quality--Sampling/Product-reca
lls-in-2010-break-records/?id=185248&utm_source=QUALB-NA&utm_medium=et_mail&
utm_content=546448&utm_campaign=QUALB-NA_2_March_2011&utm_term=article.
Non credo di poter sottoscrivere la tesi dell'articolo, secondo la quale
l'uso della ISO 9004 possa aiutare. Penso piuttosto che in tempi di crisi il
management taglia i costi avendo come unici riferimenti un foglio Excel, il
proprio stipendio e il proprio tenore di vita. Senza agire convenientemente
su processi e tecniche.
Chiunque si sia occupato di processi di qualità avrà visto come troppo
spesso i controlli sono fatti in modo anti-economico (per esempio,
innumerevoli controlli a fine linea a scapito delle attività preventive), da
personale non sempre motivato o completamente competente.
In questo periodo sto leggendo "Contro il management" di Francesco Varanini.
Il mio commento prende spunto anche da questa lettura.
Le sue argomentazioni non risultano nuove al 100% perché in molti abbiamo
visto come in alcune aziende si tagliasse sull'uso della carta, sulla
formazione, sugli strumenti di lavoro e su alcuni rimborsi (del personale
operativo, ovviamente), mentre non c'era alcun limite per alcune trasferte,
alcuni benefit e certa formazione (soft skill manageriali...), oltre a non
pianificare per tempo alcune attività in modo da conseguire risparmi
significativi. Varanini, però, mette tutto questo e anche molto di più in un
buon libro.
Per scrivere questo post, ho "scoperto" che Varanini gestisce un blog:http://www.controilmanagement.blogspot.com/
rispetto al 2009 i prodotti richiamati dalle case produttrici.
L'articolo ha titolo "Cutting Corners in quality compromising brands from
Ferrari to Johnson and Johnson" e si trova a questa URL:http://shop.bsigroup.com/en/Browse-By-Subject/Quality--Sampling/Product-reca
lls-in-2010-break-records/?id=185248&utm_source=QUALB-NA&utm_medium=et_mail&
utm_content=546448&utm_campaign=QUALB-NA_2_March_2011&utm_term=article.
Non credo di poter sottoscrivere la tesi dell'articolo, secondo la quale
l'uso della ISO 9004 possa aiutare. Penso piuttosto che in tempi di crisi il
management taglia i costi avendo come unici riferimenti un foglio Excel, il
proprio stipendio e il proprio tenore di vita. Senza agire convenientemente
su processi e tecniche.
Chiunque si sia occupato di processi di qualità avrà visto come troppo
spesso i controlli sono fatti in modo anti-economico (per esempio,
innumerevoli controlli a fine linea a scapito delle attività preventive), da
personale non sempre motivato o completamente competente.
In questo periodo sto leggendo "Contro il management" di Francesco Varanini.
Il mio commento prende spunto anche da questa lettura.
Le sue argomentazioni non risultano nuove al 100% perché in molti abbiamo
visto come in alcune aziende si tagliasse sull'uso della carta, sulla
formazione, sugli strumenti di lavoro e su alcuni rimborsi (del personale
operativo, ovviamente), mentre non c'era alcun limite per alcune trasferte,
alcuni benefit e certa formazione (soft skill manageriali...), oltre a non
pianificare per tempo alcune attività in modo da conseguire risparmi
significativi. Varanini, però, mette tutto questo e anche molto di più in un
buon libro.
Per scrivere questo post, ho "scoperto" che Varanini gestisce un blog:http://www.controilmanagement.blogspot.com/
sabato 16 ottobre 2010
Gestione progetti - Articolo "Ridurre le perdite di tempo"
Su Computer World è stato pubblicato un interessante articolo dal titolo "Progetti di CRM, qualche suggerimento per ridurre le perdite di tempo". Non è applicabile ai soli progetti CRM e quindi molto interessante.
http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/07/01/progetti-di-crm-qualche-suggerimento-per-ridurre-le-perdite-di-tempo/
http://www.cwi.it/knowledge-center/2010/07/01/progetti-di-crm-qualche-suggerimento-per-ridurre-le-perdite-di-tempo/
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