domenica 16 novembre 2014

I VA sono la sicurezza applicativa?

Negli ultimi tempi ho notato che a fronte della domanda "come assicurate la sicurezza delle applicazioni?" mi viene risposto: "facciamo dei vulnerability assessment, dei penetration test e delle code review". Peccato che queste pratiche siano realizzate a fine lavori (in rari casi, anche in fasi intermedie), mentre la sicurezza andrebbe considerata sin dall'inizio, quando si stabiliscono i requisiti funzionali, si progetta il software e la sua architettura e si scelgono gli strumenti di sviluppo e i compilatori; un poco dopo, ma sempre prima dei VA-PT-CR, si dovrebbero stabilire degli standard di codifica.

Perché quindi in molti riducono la sicurezza applicativa ai VA-PT-CR? Provo con delle deduzioni, ma è bene precisare che si applicano a coloro che veramente intendono assicurare un buon livello di sicurezza alle applicazioni; non è questa un riflessione sul perché molti non si interessano all'argomento.

In molti riducono la sicurezza applicativa ai VA-PT-CR perché:
1- i venditori dei servizi di VA-PT-CR sono molto più bravi dei venditori dei servizi di sicurezza a supporto dell'analisi, progettazione, sviluppo e realizzazione dei software;
2- quasi nessuno offre buoni servizi di sicurezza a supporto dell'analisi, progettazione, sviluppo e realizzazione dei software; i tecnici migliori e più preparati si dedicano a fare VA-PT-CR, anche per attitudine (è molto più divertente cercare di bucare un'applicazione che scrivere documenti o scrivere codice); questa non è una critica, ma una presa d'atto delle diverse attitudini di ciascuno;
3- in effetti, chi offre servizi di sicurezza a supporto dell'analisi, progettazione, sviluppo e realizzazione dei software o è un consulente con pochissima conoscenza tecnica dello sviluppo (e quindi si limita a dire "individuate i requisiti di sicurezza fin dalla fase di analisi" senza poi dare ulteriori consigli), oppure riduce il tutto all'OWASP Top 10 (che riguarda alcuni aspetti della progettazione e non dell'analisi e dello sviluppo);
4- gli sviluppatori sono orientati a realizzare funzionalità, non la sicurezza; quindi è ben lontano dalla loro mentalità affrontare questo argomento sin dall'inizio;
5- i libri che trattano di questi argomenti sono pochissimi, molto voluminosi e molto costosi; ottime scuse per evitare di affrontarli, sia per gli sviluppatori (che quindi preferiscono affidarsi ad esterni che, per il punto 1, vendono solo VA-PT-CR) sia per i consulenti (che vendono già altri servizi più "di moda" senza doversi impegnare in una nuova materia difficile e poco richiesta).

Per dimostrare ulteriormente il punto 2, si osservi l'andamento dei progetti OWASP (owasp.org): la testing guide è stata aggiornata nel 2007, 2008 e 2014. La development guide, invece, è stata scritta inizialmente nel 2002, aggiornata nel 2005 e poi basta, anche se da diverso tempo stanno lavorando ad una nuova versione.

sabato 8 novembre 2014

Messaggistica sicura

Dal gruppo Italian Security Professional di LinkedIn giro questo link:
- https://www.eff.org/secure-messaging-scorecard

Mette a confronto la sicurezza degli strumenti di messaggistica. Accanto a
quelli molto noti come Whatsup, Skype e Viber, ce ne sono altri molto più
sicuri.

Nogotofail

Dal gruppo infotechlegale.it di LinkedIn giro la notizia: Google ha
pubblicato uno strumento di verifica della sicurezza della rete denominato
Nogotofail. Sembra essere dedicato alle vulnerabilità relative a TLS/SSL:
- https://github.com/google/nogotofail

Sarebbe interessante vedere se saranno pubblicate delle estensioni per un
maggiore controllo della sicurezza di altri aspetti.

Chiedo ai lettori come questo strumento si affianca a un Nessus (o, meglio,
OpenVAS che è gratuito): da quanto ho studiato, dovrebbe rilevare queste e
altre vulnerabilità.

mercoledì 5 novembre 2014

Istituti di vigilanza privati: DM 115 del 2014 e certificazione

Copio e incollo dal sito di DNV GL quanto segue.

Secondo il nuovo decreto n.115/2014, gli istituti di vigilanza privati per
poter operare devono obbligatoriamente ottenere il certificato di conformità
dei propri servizi, impianti e professionisti secondo le norme UNI 10891
(istituti di vigilanza privata); UNI 50518 (centri di monitoraggio) e 10459
(professionista della security), da parte di un organismo di certificazione
accreditato da un Ente designato, quale Accredia in Italia.

Il decreto ministeriale prevede un passaggio immediato per le nuove licenze
e nuovi istituti e una transizione di 36 mesi per chi è già certificato per
le disposizioni del precedente decreto 269 del 2010.

Ricordo che la vigilanza e la sicurezza fisica sono controlli importanti per
assicurare la sicurezza alle informazioni.

La pagina del sito di DNV GL:
-
http://www.dnvba.com/it/information-resources/news/Pages/Servizi_Vigilanza_P
rivati.aspx

ISO Survey 2013

E' stata pubblicata la ISO Survey del 2013, relativa alla diffusione nel
mondo dei certificati ISO 9001 (qualità), ISO 14001 (ambiente), ISO 50001
(energia), ISO/IEC 27001 (sicurezza delle informazioni), ISO 22000
(sicurezza alimentare), ISO/TS 16949 (qualità nel settore Automotive) e ISO
13485 (qualità dei dispositivi medici):
- http://www.iso.org/iso/home/standards/certification/iso-survey.htm

Dalla pagina dell'ISO è possibile scaricare l'executive summary e i dati di
dettaglio. Vedo anche che l'Italia ha "ben" 901 certificati ISO/IEC 27001 e
si colloca al quinto posto (dopo Giappone, India, UK e Cina).

La notizia me l'ha fornita la newsletter del DNV GL:
-
http://www.dnvba.com/it/information-resources/news/Pages/iso-survey-2013.aspx

martedì 4 novembre 2014

UNI EN ISO 22301:2014

Franco Ferrari di DNV GL mi informa che il giorno 11-09-2014 è stata
pubblicata la UNI EN ISO 22301:2014.
- http://store.uni.com/magento-1.4.0.1/index.php/uni-en-iso-22301-2014.html

Si tratta della versione ufficiale in lingua inglese della norma europea EN
ISO 22301 (edizione luglio 2014), che a sua volta è il recepimento della ISO
22301:2012.

Nulla cambia tra le diverse versioni, a parte, ovviamente, che la UNI è in
italiano e non in inglese.

Post scriptum: la UNI EN ISO 22301 in realtà non è in italiano e ne ho scritto un errata corrige: http://blog.cesaregallotti.it/2014/11/uni-en-iso-223012014-errata-corrige.html. Mi lascia perplesso perché io, anni fa, avevo visto una bozza di traduzione.

lunedì 3 novembre 2014

Stato delle norme ISO/IEC 270xx

Venerdì 24 ottobre si è concluso a Santa Fe (Messico) il 49mo meeting
dell'SC 27 dell'ISO/IEC JTC 1. Purtroppo, causa cancellazione del volo, non
ho potuto partecipare. A rappresentare l'Italia c'erano solo Fabio Guasconi
(Presidente SC 27 italiano) e Andrea Caccia.

Provo comunque, sulla base del documento finale "WG 1 Recommendations,
Resolutions and Acclamations", ad indicare lo stato di avanzamento delle
norme in discussione:
- ISO/IEC 27000 (Panoramica e vocabolario); il documento è stato proposto
per il passaggio in DIS;
- ISO/IEC 27003 (Guida alla ISO/IEC 27001); il documento è stato proposto
per il passaggio in CD;
- ISO/IEC 27004 (Monitoraggi, misurazioni, analisi e valutazioni); il
documento è stata proposta per il passaggio in CD;
- ISO/IEC 27005 (Gestione del rischio); rimane in stato di WD;
- ISO/IEC 27006 (Requisiti per gli organismi di certificazione rispetto alla
ISO/IEC 27001); è stata proposta per il passaggio in DIS;
- ISO/IEC 27007 (Linee guida per gli audit dei sistema di gestione per la
sicurezza delle informazioni); rimane in stato di WD;
- ISO/IEC 27008 (Linee guida per gli audit dei controlli di sicurezza delle
informazioni); rimane in stato di WD;
- ISO/IEC 27009 (Requisiti per l'applicazione della ISO/IEC 27001 in settori
specifici); rimarrà in stato CD;
- ISO/IEC 27010 (Sicurezza nelle comunicazioni tra settori e
organizzazioni); il documento è stato proposto per il passaggio in DIS;
- ISO/IEC 27011 (controlli di sicurezza per il settore delle
telecomunicazioni); rimarrà in stato CD;
- ISO/IEC 27013 (relazioni tra ISO/IEC 27001 e ISO/IEC 20000-1); è stata
proposta per il passaggio in DIS;
- ISO/IEC 27017 (controlli di sicurezza per il cloud computing); è stata
proposta per il passaggio in DIS;
- ISO/IEC 27021 (Competenze per i professionisti dei sistemi di gestione per
la sicurezza delle informazioni); rimane in stato di WD;
- ISO/IEC 27023 (Mappa dei requisiti delle versioni del 2005 e del 2013
delle ISO/IEC 27001 e ISO/IEC 27002).

E' opportuno ricordare che i documenti attraversano diversi stadi prima
della pubblicazione: WG (Working draft), CD (Committee Draft), DIS (Draft),
FDIS (Final Draft).

Altre discussioni hanno riguardato:
- il futuro riesame della ISO/IEC 27019 (controlli di sicurezza per il
settore energia);
- la redazione di un " Cloud Adapted Risk Management Framework";
- la redazione di un documento relativo alla "Information Security Library";

Essendo io assente, il povero Fabio Guasconi ha dovuto difendere da solo i
miei numerosi commenti sulla ISO/IEC 27003 e non ho potuto aiutarlo sulle
sue proposte sulle altre norme. Con queste poche righe, rendo merito alla
sua capacità di portare avanti le istanze italiane.

Molta discussione si è fatta sulla ISO/IEC 27006 su due punti. Il primo
riguarda la durata degli audit: attualmente le giornate previste per le
organizzazioni piccole o molto piccole sono, a parere di alcuni, troppo
numerose (per le aziende di 5 persone si richiede un minimo non derogabile
di 4 giornate). Il secondo riguarda la necessità o meno di prevedere
esplicitamente negli audit la verifica di come sono attuati i controlli di
sicurezza previsti dall'Appendice A della ISO/IEC 27001. Come Italia, siamo
ovviamente favorevoli a verificare i controlli di sicurezza, ma in un numero
di giornate ragionevoli (purtroppo, troppi auditor si accontentano di
verificare solo i documenti o di fare interviste ai top manager, senza
verifiche sul campo). La nostra posizione è quindi difficile perché richiede
di bilanciare due esigenze diverse (tempi e costi degli audit ragionevoli e
adeguato livello di profondità).

Il prossimo meeeting sarà a inizio maggio 2015 a Kuching, in Malesia (isola
di Borneo).

mercoledì 29 ottobre 2014

"Sicurezza delle informazioni" su carta

Vi segnalo, sempre a mo' di pubblicità, che ora è possibile acquistare il
libro "Sicurezza delle informazioni", di cui sono autore, anche in formato
cartaceo su www.lulu.com.

L'ho messo a 15 Euro (a cui aggiungere i costi di spedizione di circa 8
Euro). Il libro è acquistabile solo on-line. Spero che funzioni il link
diretto:
-
http://www.lulu.com/shop/cesare-gallotti/sicurezza-delle-informazioni-valuta
zione-del-rischio-i-sistemi-di-gestione-per-la-sicurezza-delle-informazioni-
la-norma-isoiec-270012013/paperback/product-21861741.html

sabato 25 ottobre 2014

Poddle e SSL

Il protocollo SSL 3.0 è obsoleto e vulnerabile, anche a causa della tecnica
di attacco Poddle. Si consiglia di usare il TLS anche perché una soluzione
non è stata ancora realizzata.

La notizia è di settembre e quindi non così nuova. Quello che trovo
interessante è un'altra notizia (arrivata con il SANS NewsBites): Apple
migrerà su TLS e questa sarà una forte spinta al cambiamento.

Mi chiedo quanti siti e servizi web stiano per migrare e ho un timore.

Un articolo interessante, che riporta anche il link all'articolo che
descrive Poddle:
-
http://www.cnet.com/news/apple-dumps-ssl-3-0-for-push-notifications-due-to-p
oodle-flaw/

giovedì 23 ottobre 2014

Rapporto semestrale MELANI

Io continuo ad apprezzare il lavoro fatto da MELANI della Confederazione
Svizzera, che ogni 6 mesi pubblica il suo rapporto sulla sicurezza delle
informazioni e in questi giorni è uscito quello della prima metà 2014:
-
http://www.melani.admin.ch/dienstleistungen/archiv/01588/index.html?lang=it

E' opportuno ricordare il lavoro fatto in Italia dal Clusit (per dire che
gli svizzeri sono bravi, ma anche noi lo siamo):
- http://clusit.it/rapportoclusit/

mercoledì 22 ottobre 2014

Atti del Privacy Academy and CSA Congress 2014

Antonio Salis di Tiscali, che ringrazio, segnala gli atti del Privacy
Academy and CSA Congress 2014:
- https://privacyassociation.org/conference/privacy-academy-2014/sessions/

Devo dire che le presentazioni sono numerose e interessanti. Quasi mai
dicono "le solite cose" su privacy, cloud, sicurezza, audit, eccetera.
Anzi...

venerdì 17 ottobre 2014

Cosa vuol dire "Certificazione ISO/IEC 27001"?

Questo articolo, segnalatomi dal gruppo "Certified Information Systems
Auditor" di LinkedIn avrei voluto scriverlo io, per quanto è chiaro,
completo e sintetico:
-
https://parkersolutionsgroup.wordpress.com/2014/10/15/what-does-iso-27001-ce
rtification-really-mean/


Visto che è bello trovare difetti: io avrei scritto ISO/IEC 27001 (corretto)
al posto di ISO 27001 (scorretto).

Nuove linee guida Confidustria per 231

Dalla newsletter di Protiviti segnalo che Confindustria ha pubblicato le
nuove Linee Guida per la costruzione dei "Modelli 231".

Il link è decisamente molto lungo (grazie a Nicola Valenza di Objectway per
avermelo dato):
-
http://www.confindustria.it/wps/portal/IT/AreeTematiche/Diritto-d-impresa/Do
cumenti/Dettaglio-doc-diritto-impresa/4eaa0336-f353-4bc8-aa05-35dfda228a50/4
eaa0336-f353-4bc8-aa05-35dfda228a50/!ut/p/a0/04_Sj9CPykssy0xPLMnMz0vMAfGjzOJ
9PT1MDD0NjLz83UxNDBxNgpwCfYzdLCzDTPQLsh0VAVhK9gI
!/

Le linee guida sono divise in due parti: una generale con i requisiti e una
parte speciale, dedicata all'approfondimento dei reati e ad un metodo di
analisi.

Linee guida hardening (puntata 2)

Il mese scorso ho scritto un articolo sulle linee guida per l'hardening:
- http://blog.cesaregallotti.it/2014/10/linee-guida-hardening.html

Stefano Ramacciotti (che ringrazio) mi ha fatto notare che non ho citato le
linee guida della NSA:
-
https://www.nsa.gov/ia/mitigation_guidance/security_configuration_guides/ind
ex.shtml


In effetti avevo guardato quelle relative ai sistemi operativi e alle
applicazioni e mi erano sembrate troppo orientate ai sistemi domestici.
Stefano però mi ha fatto notare che quelle per gli apparati CISCO sono
eccezionali.

mercoledì 15 ottobre 2014

Correzioni alle ISO/IEC 27001 e 27002

Sono stati pubblicati due documenti di correzione rispettivamente della
ISO/IEC 27001 e della ISO/IEC 27002 (grazie a Franco Ferrari di DNV GL per
avermi avvisato).

Correzioni francamente non molto illuminanti. Ai controlli 8.1.1 e 8.1.3, in
un paio di punti si è corretto "asset" con "informazioni e altri asset".

La cosa interessante è che erano state proposte altre correzioni per
riferimenti incrociati sbagliati, frasi non concluse, eccetera, ma furono
bocciati perché quegli errori non compromettono la comprensione della norma.
Invece, meno male che sono state apportate queste correzioni.

A parte il sarcasmo, i più puntuali potranno trovare le correzioni sul sito
della ISO (www.iso.org) con i documenti dal titolo:
- ISO/IEC 27001:2013/Cor.1:2014(en);
- ISO/IEC 27002:2013/Cor.1:2014(en).

I documenti veri e propri, per quanto io li abbia visti, non sono riuscito a
scaricarli (manca proprio l'opzione). Ma è sufficiente chiedere di vedere la
preview e li si legge (però ho dovuto usare IE e non Firefox).

sabato 11 ottobre 2014

Come non fare verifiche (3 di 3) - Le speranze

Negli ultimi mesi mi è capitato di discutere su "come fare verifiche", sia
come auditor, sia come consulente (dove le verifiche hanno lo scopo di
raccogliere informazioni per un "assessment").

Un terzo approccio sbagliato prevede di svolgere verifiche dei piani e delle
procedure, senza verificare come sono attualmente i processi. Questo
approccio è un derivato del precedente e anch'esso prevede l'uso di una
comoda sala riunioni per tutta la durata della verifica.

Certamente i piani di miglioramento futuri sono importanti perché danno
conto di quanto un'organizzazione sia attenta alla realtà che la circonda e
voglia adeguarsi, per quanta fatica questo comporti.

Però non riesco a considerare efficace un processo di sviluppo perché è
previsto che tra un mese saranno svolti i test di quanto consegnato ai
clienti, mentre fino ad oggi non lo si è mai fatto. Oppure efficace un
processo di continuità operativa perché oggi si sta finendo di redigere i
piani di continuità.

Interessante vedere come il "processo alle intenzioni" sia reputato una
cattiva pratica, ma invece si consideri corretto il "processo alle buone
intenzioni".

Ancora una volta: agli auditor e ai consulenti è richiesto di valutare la
conformità a standard, politiche e procedure o l'efficacia dei processi
attraverso prove materiali (o, per cattiva traduzione, a "evidenze"). Non
attraverso le buone intenzioni.

Ho purtroppo l'impressione che chi propugni altri metodi lo faccia per
pigrizia (lato auditor) o per furbizia (lato auditee), ma questo è fare solo
del male alla cultura di "buona gestione".

Come non fare verifiche (2 di 3) - La sala riunioni

Negli ultimi mesi mi è capitato di discutere su "come fare verifiche", sia
come auditor, sia come consulente (dove le verifiche hanno lo scopo di
raccogliere informazioni per un "assessment").

Un secondo approccio sbagliato prevede di svolgere verifiche solo della
"governance" o del "sistema di gestione".

Il termine "sistema di gestione" è quello usato per gli standard ISO 9001
("Sistema di gestione per la qualità"), ISO/IEC 20000 ("Sistema di gestione
per i servizi") e 27001 ("Sistema di gestione per la sicurezza delle
informazioni"). Qui, alcuni intendono "sistema di gestione" come "sistema
direzionale", dimenticando che la definizione non si limita ai soli
"elementi per stabilire obiettivi, politiche e processi", ma anche agli
"elementi per raggiungere gli obiettivi", tra cui, ovviamente, ci sono anche
le attività operative.

Questo approccio, quindi, prevede di verificare solo le politiche, le
procedure, la pianificazione e il monitoraggio delle azioni dei manager e
altre cose documentali. Questo avviene spesso in una comoda sala riunioni.

Però, per comprendere se i processi sono veramente efficaci, e quindi se la
governance o il sistema di gestione lo sono, non ci sono altri mezzi che
vederli sul campo.

Sempre nell'ambito delle norme ISO più legate all'informatica come le
ISO/IEC 20000 e 27001 (ma credo che ciò avvenga anche negli altri settori)
alcuni teorizzano la natura particolare delle norme in questione. Però ho
visto fare audit in sala riunioni anche per la qualità e vedo fare audit sul
campo per tutte le altre. Temo che nel settore dell'informatica ci siano
troppi "professionisti" che sanno discettare di processi in senso generale,
ma hanno difficoltà a capire le differenze nella gestione dei sistemi e
delle applicazioni (giusto per fare un esempio) o a capire perché Telnet non
sia sicuro (questo l'ho visto con i miei occhi).

Il fatto che la ISO 9001 sia ritenuta una norma "semplice" o "inutile" è
proprio dovuto al fatto che alcuni la interpretano erroneamente come un
"insieme di documenti". E quindi pregherei i professionisti seri e preparati
di non fare altrettanto con altre norme perché questo approccio ci porterà a
degradare il mercato.

Come non fare verifiche (1 di 3) - Gli orali

Negli ultimi mesi mi è capitato di discutere su "come fare verifiche", sia
come auditor, sia come consulente (dove le verifiche hanno lo scopo di
raccogliere informazioni per un "assessment").

Un primo approccio sbagliato prevede di svolgere verifiche solo attraverso
interviste orali ai manager.

Tutti però dovremmo conoscere la relatività della narrazione. Si ricordi il
racconto "Nel bosco" di Akutagawa o il film "Rashomon" di Kurosawa, che
hanno reso artisticamente quanto non esistano narratori onniscenti e
affidabili; per racconti più recenti, consiglio la prima stupenda stagione
del telefilm "True detective".

Questo per dire che gli intervistati tendono a non raccontare difetti nei
processi in cui sono coinvolti ed enfatizzano invece le carenze che
giustificano l'avvio di progetti che invece vorrebbero iniziare. Quando
queste narrazioni sono raccolte da una persona che le ordina non
costituiscono però il risultato di una verifica professionale, che dovrebbe
essere invece completa, esaustiva e il più possibile imparziale. Solo una
verifica sul campo presso gli operatori e l'analisi diretta dei processi e
dei loro risultati possono testimoniare come sono nella realtà, se sono
adeguati, se presentano dei rischi che un manager spesso non rileva (in caso
contrario, a cosa servirebbero gli specialisti?).

Ogni volta che ho avuto l'opportunità di fare verifiche sul campo ho trovato
carenze più numerose e diverse di quelle segnalate dai manager nelle
interviste.

Nell'ambito della sicurezza questo approccio presenta un'ulteriore difetto:
ai consulenti viene spesso chiesto (e i consulenti spesso propongono) di
fare una valutazione dellla sicurezza solo attraverso interviste ai manager
e dei vulnerability assessment tecnologici, senza però mai analizzare quanto
sta in mezzo, ossia le attività del personale tecnico.

Questo perché succede? Perché i manager non vogliono vedere messa in
discussione la loro competenza e i verificatori temono la complessità di una
verifica sul campo (per esempio, un conto è prendere nota del fatto che sono
svolti e documentati i test, un altro è capire se sono completi e adeguati).

venerdì 10 ottobre 2014

Definizioni di cloud

Dopo l'articolo di settembre sul cloud forensics
(http://blog.cesaregallotti.it/2014/08/cloud-forensics.html), mi hanno
inviato due commenti interessanti.

Il primo, di Andrea Rui:

<< Mi permetto di dissentire su un requisito utilizzato per dare la
definizione tecnica del concetto di Cloud: "Da un punto di vista meramente
pratico un cloud esiste se esiste almeno un hypervisor (VMM)".

L'utilizzo di un hypervisor che consenta la coesistenza di più VM su un
unico hardware è utile (anzi è necessario) nel caso che si vogliano far
coesistere sistemi virtuali indipendenti e concorrenti. Esistono soluzioni
'Cloud' (tipicamente del tipo SaaS) che non necessitano di hypervisor, in
quanto la separazione dei dati degli utenti viene garantita a livello
architetturale ed applicativo, senza che sia indispensabile
l'intermediazione di uno strato di virtualizzazione. >>

Il secondo, di Maurizio Nastro:

<< Il NIST, nella sua definizione di Cloud ("The NIST Definition of Cloud
Computing", SP800-145), fa riferimento alla virtualizzazione nella parte
relativa al "Resource Polling": The provider's computing resources are
pooled to serve multiple consumers using a multi-tenant model, with
different physical and virtual resources dynamically assigned and reassigned
according to consumer demand ...

Dalla definizione non è chiaro se il NIST intenda la virtualizzazione come
condizione necessaria per un servizio Cloud.

La Cloud Security Alliance la interpreta come condizione non necessaria
(https://cloudsecurityalliance.org/education/white-papers-and-educational-ma
terial/white-papers/
, white paper "Virtualization Security By Chris
Brenton", slide 3,4,5), in accordo con quanto scrive Andrea Rui. >>

Grazie Andrea e Maurizio per il vostro contributo. Vediamo se altri
concordano o dissentono.

sabato 4 ottobre 2014

Cybersecurity nei dispositivi medici

Massimo Cottafavi di Reply mi ha segnalato la pubblicazione della guida "
Content of Premarket Submissions for Management of Cybersecurity in Medical
Devices":
-
http://www.fda.gov/medicaldevices/deviceregulationandguidance/guidancedocume
nts/ucm356186.htm


Riporto quanto mi scrive:
<<
Questo link porta ad un articolo di presentazione della guida:
-
http://www.usatoday.com/story/tech/2014/10/01/fda-medical-devices-cybersecur
ity/16543731/


MI sembra un passo importante anche solo per rimarcare e consapevolizzare
rispetto alla criticità di un settore (quello medicale appunto) che ha fatto
passi da gigante in termini di evoluzione tecnologica negli ultimi anni
senza che a ciò sia corrisposta una altrettanto rapida ascesa nei sistemi di
governo ed indirizzamento della sicurezza.
>>

Condivido l'opinione di Massimo. La guida è più che altro un elenco di
principi ed un rimando ad altri documenti. Trovo positivo che non abbiano
scritto un altro elenco di controlli di sicurezza informatica.

Linee guida hardening

L'iniziativa del CIS di pubblicazione di guide sulla configurazione sicura
dei sistemi risale a diversi anni fa, ma io la segnalo solo ora (anche
grazie ad un cliente che me l'ha fatta ricordare):
- https://benchmarks.cisecurity.org/downloads/multiform/index.cfm

Le guide sono molto varie: dai sistemi operativi noti, ad alcuni middleware
e apparati. C'è anche una guida sulle metriche (tra l'altro, mi pare
interessante).

Solitamente i sistemisti "sanno" come configurare server, apparati,
applicazioni e altro. Mi chiedo spesso come abbiano acquisito questo sapere.
Secondo me si tratta di "esperienza acquisita in modo non strutturato".
Forse l'uso di guide riconosciute potrebbe migliorare la sicurezza dei
sistemi; o forse no...

Per scaricare le guide è necessario fornire un indirizzo di e-mail, non
necessariamente esistente.

sabato 27 settembre 2014

Assumere un hacker per sbaglio

Questa è una storia interessante e starebbe bene in un libro o in un film:
- https://www.norse-corp.com/blog-140926.html

In poche parole: una donna con competenze da hacker trova lavoro nel settore
marketing di una grande azienda.

Nel frattempo si legge qualcosa su OSINT e se ne capiscono le potenzialità e
i rischi.

venerdì 26 settembre 2014

Cyber Defence Symposium

Toto Zammataro di Intellium mi ha segnalato gli atti del Cyber Defence
Symposium:
- http://www.rid.it/index~phppag,3_id,314.html

La lettura di alcuni articoli, tra cui quello di Toto Zammataro stesso
("Anatomia di un CERT") e quello di Marco Mattiucci ("Cybersecurity, Cyber
Forensics e Digital Forensics: stato, evoluzioni ed attività dell'Arma dei
Carabinieri"), è molto interessante, per quanto didattica.

Altri interventi, purtroppo, sono troppo commerciali.

mercoledì 24 settembre 2014

Application whitelisting technology

Confesso la mia ignoranza sull'esistenza di tecnologie di application
whitelisting. Ma andiamo con ordine.

La newsletter SANS NewsBites del 23 settembre riporta una notizia successiva
ad un attacco alla catena Home Depot. L'attacco, molto semplice, era questo:
un malware ha infettato i PC collegati ai POS dei negozi, in modo da
inoltrare i dettagli delle carte di credito a quale malintenzionato (ma
sembra che poi non siano stati usati per derubare i 56 milioni di
malcapitati):
- http://www.theregister.co.uk/2014/09/18/home_depot_56m_cards_compromised/

Il danno è stato quantificato in quasi 250 milioni di dollari.

La notizia successiva riportava lamentele degli addetti alla sicurezza
informatica di Home Depot perché le vulnerabilità erano state segnalate ma
non considerate dai manager.

La cosa interessante è l'analisi di John Pescatore, sempre sul SANS
NewsBites, ricorda che Home Depot poteva utilizzare delle tecnologie di
application whitelisting, come segnalato dai "Critical security controls"
del SANS stesso:
- http://www.sans.org/critical-security-controls/controls

Il controllo che ci interessa è il 2-1 che recita "Usa una tecnologia di
application whitelisting che permette ai sistemi di far funzionare del
software solo se è incluso in una lista e di bloccare ogni altro software.
La lista può essere molto estesa e quindi può non avere impatti sugli
utenti, oppure molto ridotta per sistemi critici".

Una breve ricerca su Google mi ha fatto incontrare il prodotto della
Kaspersky (http://whitelist.kaspersky.com/).

Ora, io ho visto solo un'azienda che utilizza una versione ridotta di questa
tecnologia (ogni notte analizza i PC degli utenti e disinstalla i programmi
non autorizzati), ma non l'ho ancora vista ben pubblicizzata. Forse il
motivo è in un'altra frase di John Pescatore: "Nel peggiore dei casi, la
messa in funziona di una tecnologia di application whitelisting sarebbe
costata a Home Depot 25 milioni di dollari, molto meno dei 250 che hanno
perso". Diciamo che 25 milioni di dollari sono tanti...

Comunque, se qualche mio lettore vuole inviare dei contributi in materia,
sarò ben lieto di pubblicarli.

sabato 20 settembre 2014

TrueCrypt e CipherShed

Fabio Teoldi mi ha segnalato questa notizia: una società svizzera stari-ingegnerizzando TrueCrypt, ritenuto il miglior software per creare  partizioni cifrate, e lo chiamerà CipherShed:
- http://www.esecurityplanet.com/open-source-security/truecrypt-getting-a-new-life.html

Il nome è terribile, ma spero si tratti di un buon prodotto, fatto da persone serie:
- https://ciphershed.org/

Per intanto, visto che funziona anche su Windows 8, io continuo a usare TrueCrypt felice e contento. Spero poi che il prodotto possa diffondersi e spingere il maggior numero di persone a prestare attenzione alla sicurezza.

PGP è da buttare?

Su Crypto-gram di settembre è riportata la notizia di un articolo molto
critico su PGP:
- http://blog.cryptographyengineering.com/2014/08/whats-matter-with-pgp.html

Per un riassunto meno tecnico (sempre da Crypto-gram):
-
http://thehackernews.com/2014/08/cryptography-expert-pgp-encryption-is_19.ht
ml


Per una critica all'articolo critico (sempre da Crypto-gram):
- https://pthree.org/2014/08/18/whats-the-matter-with-pgp/

La mia riflessione è un'altra, indipendentemente dai problemi tecnologici:
oggi nessuno usa più strumenti crittografici per inviare e-mail in cui sono
riportate informazioni o allegati molto riservati. Secondo me tutto ha
origine dal fatto che nel 2002 la NAI ha smesso il supporto a PGP e gli
altri progetti open-source hanno reso disponibili delle facili interfacce
dopo troppo tempo (buffo, visto che una delle caratteristiche di PGP che lo
resero popolare era proprio l'interfaccia grafica).

Oggi, si potrebbe fare riferimento a www.gnupg.org, ma in pochi lo fanno.

La lunga storia degli HSM (seconda puntata)

A luglio segnalai (su indicazione di Stefano Ramacciotti) un post sulla
lunga storia degli HSM:
- http://blog.cesaregallotti.it/2014/07/la-lunga-storia-degli-hsm.html

Andrea Caccia, che di queste cose si occupa, mi ha aggiornato e io copio e
incollo la sua gentile e-mail:
<< Proprio oggi (15 settembre 2014), l'OCSI ha pubblicato il primo
certificato di un HSM per firma remota, che è quindi certificato CC EAL4+
secondo i requisiti di legge:
-
http://www.ocsi.isticom.it/index.php/elenchi-certificazioni/prodotti-certifi
cati#c0214


Il problema è che questo prodotto non è stato certificato entro i termini
indicati dal decreto per predisporre i piani di migrazione.

Quindi, se è pur vero che ora l'apparato c'è, dopo tanti anni di
autocertificazione, è anche vero che non è arrivato secondo i tempi che il
decreto richiedeva e credo che questo porterà a parecchie discussioni. >>

giovedì 18 settembre 2014

Apple e le forze dell'ordine

Pasquale Stirparo ha segnalato alla mailing list di DFA
(www.perfezionisti.it) il fatto che Apple ha pubblicato delle "Legal Process
Guidelines" con le istruzioni che devono seguire le forze dell'ordine di
USA, EMEIA, Giappone e APAC quando vogliono svolgere delle indagini e
richiedono informazioni "sugli utenti che usano prodotti e servizi Apple o
da dispositivi Apple":
- http://www.apple.com/privacy/government-information-requests/

Trovo questa iniziativa molto interessante. Secondo me, quasi nessuna
azienda italiana ha una linea guida per gestire eventuali richieste da parte
dell'autorità giudiziaria. Non dico si debba diffonderle per dare istruzioni
alle forze dell'ordine come fa Apple (figurarsi!), ma qualcosa bisognerebbe
fare. Al minimo, indicare internamente un referente interno nel caso
arrivino richieste di questo tipo e disprre di un riferimento di un legale
competente da consultare.

lunedì 15 settembre 2014

LinkedIn e social network

Questa è una delle mie piccole storie personali che propino ai miei lettori,
ma ha una morale relativa alla sicurezza delle informazioni.

Negli ultimi mesi ho scritto, per dei clienti, delle regole in merito
all'uso dei social network. Le solite cose: non parlate con gli sconosciuti,
non scrivete cose relative all'azienda per cui lavorate, se dovete usare i
social network per finalità aziendali prestate attenzione a questo e a
quello.

Nello stesso periodo mi sono accorto delle e-mail di LinkedIn che mi
consigliavano di fare gli auguri o di congratularmi con perfetti sconosciuti
con cui però avevo una connessione. In effetti, anche con la speranza di
farmi pubblicità, negli ultimi anni accettavo le connessioni da parte di
tutti. Poi mandavo l'invito ad iscriversi alla mia newsletter e quasi
nessuno accettava.

Non accettavo le connessioni solo quando avevo il sospetto che mi avessero
scambiato per un altro Gallotti, anch'egli ex dipendente di DNV. A questi
chiedevo se per caso avessero fatto confusione, ma anche qui le risposte
sono state pochissime.

Infine ho fatto caso alle richieste che mi arrivavano: erano quelle
standard. E quindi originate da persone intente a preparare qualche phishing
o che per errore hanno premuto qualche bottone di troppo su LinkedIn.

Quindi, visto che un consulente deve essere il primo a dare l'esempio, ho
deciso: a) di rispondere gentilmente agli sconosciuti che mi chiedono la
connessione dicendo che mi connetto solo a persone che conosco nella vita
reale; b) cancellare le connessioni con sconosciuti.

Una prima pulizia mi ha portato da 466 connessioni a 395. Ma ancora molto
resta da fare. Mi scuso con quanti ho cancellato perché mi sono dimenticato
di averli effettivamente conosciuti (però, se non ho mantenuto i contatti o
i ricordi, un motivo ci sarà; o forse è solo l'effetto del mio impegno alla
riservatezza che è diventato smemoratezza?).

La morale finale credo sia ovvia: seguite voi stessi le regole che credete
siano giuste per gli altri.

giovedì 11 settembre 2014

Consiglio di Amministrazione e rischi aziendali

A giugno, Protiviti ha pubblicato un interessante documento dal titolo "Il
ruolo del Consiglio di Amministrazione nel governo dei rischi aziendali".
Esso analizza le disposizioni del Codice di Autodisciplina per le Società
Quotate, che prevede che il CdA definisca le linee di indirizzo affinché i
principali rischi risultino correttamente identificati, misurati, gestiti e
monitorati.

Il documento è di 36 pagine e mi sembra completo e ben fatto, considerando
le diverse tipologie di rischio da affrontare (includendo ovviamente quelli
di sicurezza delle informazioni). Si capisce bene, leggendolo, quanto sia
importante avere un orizzonte ampio, senza però essere dei tuttologi.

Il documento sottolinea come l'analisi del rischio di impresa non debba
ridursi al soddisfacimento del compitino richiesto dal Codice, ma debba
essere visto come potento strumento di governo.

Il link per scaricare il documento:
-
http://www.protiviti.com/it-IT/Documents/Protiviti-Il-ruolo-del-CdA0-nel-gov
erno-dei-rischi-ed-luglio-2014.pdf

Poste Italiane devono rimborsare una vittima di phishing

Interessante sentenza del Tribunale di Firenze: Poste Italiane, nel 2010,
non aveva previsto idonee misure di sicurezza per ridurre il rischio che i
propri clienti fossero vittime di phishing. Già da tempo, Poste Italiane,
come altre banche, ha previsto l'uso di one-time-password, ma il caso in
questione è precedente.

Risultato: Poste Italiane deve rimborsare al proprio cliente la perdita
economica conseguente alla comunicazione delle proprie credenziali ad un
malintenzionato, dopo aver ricevuto una mail di phishing:
-
http://www.altalex.com/index.php?idu=264948&cmd5=021c46ab76df2fd7050bbc8c56e
d7fe1&idnot=68463


Francamente, non riesco a dire se questa sentenza mi sembra giusta o
sbagliata: da una parte è giusta perché Poste non aveva messo in atto le
misure di sicurezza previste dalle "buone pratiche", dall'altra non capisco
perché debbano essere ritenute responsabili di un errore di un loro cliente.

Dei danni della violazione della privacy

Interessante sentenza della Corte di Cassazione: non si può avere un
risarcimento del danno per diffusione impropria dei propri dati personali se
non si prova che questo è grave e non futile.

Mi pare una buona sentenza perché toglie un po' di arbitrarietà alle
sentenze.

La notizia l'ho avuta da Filodiritto. L'articolo che segnalo riporta anche
il link alla sentenza della Corte di Cassazione:
-
http://www.filodiritto.com/news/2014/cassazione-civile-per-il-risarcimento-d
ella-violazione-della-privacy-la-lesione-deve-essere-grave-e-il-danno-non-fu
tile.html

giovedì 4 settembre 2014

iCloud e il furto delle foto

È su tutti i giornali: sono state rubate delle foto da iCloud con celebrità
nude:
- http://mashable.com/2014/08/31/celebrity-nude-photo-hack/

L'attacco è spiegato in questo articolo:
- http://www.wired.com/2014/09/eppb-icloud/

In breve (se ho capito correttamente): dei malintenzionati hanno fatto un
attacco a forza bruta (cioè hanno provato tutte le password possibili) sugli account di iCloud con uno strumento del costo di circa 400 dollari e disponibile solo a forze di polizia. Gli attaccanti hanno quindi recuperato dati di diversa gente, tra cuifoto di nudo di donne celebri che hanno pubblicato. La paura è che altridati possano essere usati per ricattare altri utenti.

La cosa interessante è che Apple ha detto che questo non rappresenta un
incidente di sicurezza dei loro sistemi. Forse perché non sono state violate
delle politiche prestabilite da Apple stessa. Penso che avrebbe potuto fare
qualche riflessione in più su come "aiutare" in futuro gli utenti a
scegliere e gestire password più robuste e su come gestire i file oggetto di
backup mantenuti dall'iCloud (ossia quelli acceduti dagli attaccanti). Ma soprattutto avrebbero dovuto immaginare che lo strumento "disponibile a forze di polizia" sarebbe prima o poi caduto in possesso di malintenzionati.

Questo ultimo aspetto è interessante: dall'articolo si capisce che, in molti forum sul web, la tecnica di attacco era descritta e suggerita. Mi viene quindi da pensare che Apple non abbia attuato tecniche di analisi su quanto pubblicato sul web in merito alle proprie vulnerabilità.

Per quanto riguarda gli utenti stessi, sarebbe il caso di riflettere sul
falso senso di sicurezza che ci danno alcuni servizi disponibili su Internet
e su quanto facciano per proteggersi (password robuste, selezione dei file
da salvare, eccetera).

domenica 31 agosto 2014

Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei dati

A luglio avevo ricevuto dalla newsletter di Filodiritto la notizia della
pubblicazione "Manuale sul diritto europeo in materia di protezione dei
dati", ma l'avevo ignorata. Massimo Cottafavi di Reply mi ha segnalato a sua
volta la notizia e quindi non posso fare a meno di darla.

La pubblicazione si trova a questo indirizzo:
- http://fra.europa.eu/en/publication/2014/handbook-european-data-protection-law.

Essa è curata dalla "European Union Agency for Fundamental Rights" o EU FRA.
La guida mi sembra fatta molto bene, con molti esempi e molte informazioni.

Perché l'avevo ignorata? Perché di fronte alla domanda "chi nominare
responsabili (interni e esterni) del trattamento?" ho trovato risposte
troppo vaghe. Inoltre ho il sospetto che non aggiunga molto alla letteratura
già diffusa (anche se questo manuale è gratuito e fatto bene) e che sia in
ritardo, vista la probabile e futura approvazione del Regolamento Europeo.

lunedì 25 agosto 2014

Cloud forensics

Segnalo questo interessante articolo di Marco Mattiucci dal titolo "Le sfide
del Cloud Forensics":
- http://www.marcomattiucci.it/cloud_challenges.php

Ci sono molti spunti da tenere a mente: la definizione di "domicilio
informatico", la volatilità dei dati, le difficoltà di cancellazione,
eccetera.

HTTP Shaming

HTTP Shaming è un sito "gogna", dove sono riportati i siti che non
proteggono adeguatamente e quando necessario le connessioni con meccanismi
crittografici:
- http://httpshaming.tumblr.com/

Interessante osservare come regole architetturali di base non siano seguite.

Da quello ho trovato anche questo sito "gogna", in cui sono riportati i siti
che rimandano via e-mail le password di registrazione (pratica inutile e
potenzialmente nociva):
- http://plaintextoffenders.com/

La notizia l'ho ricevuta via SANS NewsBites del 19 agosto, che a sua volta
segnala questo interessante articolo:
-
http://arstechnica.com/security/2014/08/new-website-aims-to-shame-apps-with-
lax-security/

Patch Microsoft con problemi

Questa me l'ha segnalata Marco Fabbrini:
-
http://www.hwupgrade.it/news/sistemi-operativi/patch-tuesday-di-agosto-disin
stallare-l-aggiornamento-2982791-descritto-da-ms14-045%C2%A0_53641.html


In pochissime parole: un security update di Microsoft per Windows introduce
instabilità ai sistemi fino, in alcuni casi, a bloccarli.

Marco aggiunge il commento: "quando mi dicono che le patch di sicurezza
vengono installate senza nessuna prova, di solito mi limito ad una "faccia"
strana; dopo questo articolo le argomentazioni potranno essere altre!"

sabato 9 agosto 2014

ISO/IEC 27036-2:2014 sulla gestione dei fornitori

È stata recentemente pubblicata la ISO/IEC 27036-2:2014 dal titolo
"Information security for supplier relationships — Part 2: requirements":
-
http://www.iso.org/iso/home/store/catalogue_tc/catalogue_detail.htm?csnumber
=59680


A rigore si tratta quindi di una norma "certificabile", anche se non mi
sembra che i requisiti siano tali da poter essere utilizzati in questo modo.
Tra l'altro, la norma stessa non riporta alcun metodo per valutare la
conformità di adozione.

La norma riporta cosa prevedere per stabilire delle relazioni tra acquirente
e fornitore, e infatti stabilisce i requisiti sia per gli uni sia per gli
altri. Anche da questo punto di vista mi sembra di difficile valutazione,
anche se molti aspetti riportati sono interessanti.

lunedì 28 luglio 2014

ISO 9001:2015 DIS report dell'IRCA

In molti prevedono la pubblicazione della nuova ISO 9001 nella prima metà
2015 e questo è confermato dalla velocità con cui i lavori stanno andando
avanti. A maggio 2014 è stato pubblicato il draft della norma, ossia il
penultimo passo prima della pubblicazione (l'ultimo passo è il final draft).

In molti stanno studiando le bozze e si interrogano sugli impatti dei molti
cambiamenti che la norma subirà. In particolare, bisogna discernere i
cambiamenti formali da quelli sostanziali.

IRCA (International Register of Certificated Auditors) ha preparato un
report di 65 pagine sulla nuova 9001 (a pagamento):
-
http://www.irca.org/en-gb/resources/INform/INform-July-August-2014/Dont-miss
-IRCA-ISO-90012015-DIS-report/


Personalmente non sono d'accordo con alcune interpretazioni perché
aggiungono nuovi requisiti non previsti in realtà dalla norma stessa.
Inoltre, trovo molto povera la parte relativa all'analisi dei rischi.

Questo report mi ha fatto riguardare i paragrafi relativi alle non
conformità. Purtroppo sono scritti in maniera da lasciar intendere che per
ogni non conformità si debba individuarne le cause e stabilire se attuare
delle azioni correttive. Questo è un meccanismo perverso: se per ogni
errore, senza alcuna selezione, bisogna ricercare le cause (attività che, se
fatta correttamente, è onerosa), allora siamo sicuri che molte di queste non
conformità saranno nascoste. Spero questi requisiti siano modificati.

Segnalo inoltre che non si parla più di "miglioramento continuo" (o
"miglioramento in continuo"), ma solo di "miglioramento", perché la
precedente espressione sembrava spingesse verso il solo "miglioramento a
piccoli passi" o "kaizen".

Segnalo infine alcune cose che le organizzazioni non devono necessariamente
fare:
- rimuovere i rappresentanti per la qualità, anche se la futura 9001 non li
richiederà più: se le loro responsabilità erano funzionali agli obiettivi
dell'organizzazione, nulla impedisce di mantenerli;
- eliminare le procedure documentate che la futura 9001 non richiederà più
(per esempio, quella sugli audit interni, che in Italia è comunque bene
mantenere): se erano veramente utili, allora vanno mantenute; forse il fatto
che non siano più esplicitamente richieste dalla norma spingerà le
organizzazioni a scrivere procedure veramente utili;
- rinumerare i documenti per allinearli alla nuova disposizione dei
requisiti della futura 9001: nessuno ha mai richiesto di numerare 7.2 la
procedura per le attività commerciali, nessuno richiederà di rinumerarla 8.2
(ho sempre scoraggiato l'inserimento dei riferimenti delle norme nelle
procedure perché le fanno interpretare come adempimenti formali e niente
altro);
- modificare i documenti per usare i nuovi termini della nuova 9001 (per
esempio, "informazioni documentate" al posto di "documenti", "procedure
documentate", "registrazioni" o "fornitori esterni" al posto di
"fornitori").

Ad ogni modo, ricordo che quanto detto riguarda una bozza e non la versione
finale; inoltre si prevede che per la transizione delle organizzazioni
verranno lasciati 3 anni dalla sua pubblicazione. Suggerisco quindi di
aspettare a trarre conclusioni e avviare progetti di modifica del proprio
sistema qualità.

giovedì 24 luglio 2014

Metodi per costruire password complesse

Sono proposti sempre nuovi metodi per creare "facilmente" password
complesse. Uno di questi prevede di utilizzare, con qualche variazione, le
prime lettere di una frase.

Stefano Ramacciotti mi ha segnalato questo link con questo commento che
condivido: "Capisco che l'autore del libro sia un appassionato di sudoku, ma
inventarsi un metodo così complesso per creare delle password... Molto
meglio quello indicato nel tuo libro":
-
http://www.infosecurity-magazine.com/view/39315/review-a-password-system-tha
t-favors-puzzle-over-ease/


Stefano non dice che il metodo riportato sul mio libro me l'ha fornito lui
insieme a tante altre idee (sarò sempre in debito).

sabato 19 luglio 2014

Flusso delle informazioni

Nel 1999 andai in vacanza in Irlanda. Formula fly & drive: volo fino a
Dublino e poi macchina a noleggio prenotata via servizio web (c'erano anche
allora!). Arrivati a Dublino, il noleggiatore non trova la mia prenotazione;
indaga un po' e poi scopre che avevano registrato Cork come luogo della
consegna. Ho capito quindi che io avevo inserito i dati sul loro sito web e
poi qualcuno li ha copiati manualmente nel loro sistema di prenotazione.
L'avventura finì bene e mi diedero anche un'auto di categoria superiore.

Questa pratica (trasferimento manuale di dati da un sistema informatico ad
un altro) non è tramontata negli anni, ma mi ero dimenticato dei rischi che
pone, nonostante ne abbia avuto esperienza diretta.

Recentemente un mio cliente ha richiamato la mia attenzione su questo
rischio e finalmente ho capito il significato del controllo A.10.8.5
"Business information systems" della ISO/IEC 27001:2005. Purtroppo il
controllo era spiegato male e, evidentemente, in pochi ne avevano colto
l'importanza. Fatto sta che nella nuova versione dello standard non c'è più.
Ci rimane il controllo A.14.1.3 "Protecting application services
transactions", anche se sembrerebbe applicabile alle sole applicazioni
informatiche e non a tutto un flusso di informazioni.

venerdì 18 luglio 2014

La lunga storia degli HSM

Vi ricordate degli HSM? Sono di dispositivi necessari al protocollo di firma
digitale previsto dalla Legge italiana e dovrebbero essere certificati
relativamente alla loro sicurezza da diversi anni.

Questo post, segnalatomi da Stefano Ramacciotti (che ringrazio), commenta
l'ennesima proroga:
- http://sinetqnlap.wordpress.com/2014/07/11/hsm_ultima_spiaggia/

mercoledì 16 luglio 2014

Report sulla qualità del codice di Coverity

Stefano Ramacciotti mi ha segnalato questo interessante report sulla qualità
del codice:
- http://softwareintegrity.coverity.com/register-for-scan-report-2013.html

Lo trovo interessante perché presenta un elenco dei tipi di difetti
riscontrati nelle analisi effettuate su sorgenti C/C++ e Java. In C/C++ il
più alto numero di errori rientra nei tipi "Resource leaks", "Null pointer
dereferences" e "Control flow issues", mentre in Java gli errori più comuni
riguardano "Null pointer dereferences", "Dodgy code" e "FindBugs:
Performance".

Quello che mi chiedo è: quanti sviluppatori Java usano strumenti di analisi
come FindBugs (http://findbugs.sourceforge.net/)? Quanti sviluppatori usano
altri strumenti?

Ho paura della risposta...

Le assicurazioni relative agli incidenti IT sono un pasticcio

Articolo segnalato da Crypto-Gram dal titolo " The $10 Million Deductible:
Why the cyberinsurance industry is a mess":
-
http://www.slate.com/articles/technology/future_tense/2014/06/target_breach_
cyberinsurance_is_a_mess.html


Continuo quindi la mia piccola campagna di sensibilizzazione: se neanche le
assicurazioni sanno quantificare i rischi, perché ostinarsi a voler
realizzare valutazioni del rischio quantitative? Per non parlare di quelle
semi-quantitative (un ossimoro)?

Attacco a Code Spaces

Il 17 giugno è stato attaccato il servizio Code Spaces, che è rimasto
indisponibile per molti giorni (oggi, 16 giugno, il servizio è ancora
indisponibile). Code Spaces offre un servizio cloud di configuration
management per i codici sorgenti e si basa sull'infrastruttura (sempre
cloud) di Amazon.

Pare che un attaccante abbia iniziato con un DDoS e abbia anche sfruttato
delle credenziali di accesso alla rete interna di Code Spaces ottenute con
del phishing. Obiettivo: chiedere un riscatto per sospendere l'attacco.

Gli analisti hanno subito cominciato a dibattere sul fatto che l'accesso ai
pannelli di amministrazione del servizio Code Spaces poteva essere prevenuto
se si fosse basato su un'autenticazione a multi-fattori (o con
one-time-password; insomma, come quando bisogna usare una password
temporanea che viene inviata via SMS o e-mail).

Non solo questo, però, va considerato. Ma anche: la mancanza di un business
continuity plan, l'errore di un utente che ha risposto ad un'email
fraudolenta e non se ne è accorto neanche in un secondo momento (o forse non
ha avvisato nessuno), il fatto che questo utente (mia deduzione) abbia usato
una password con molti privilegi per un sito che può essere oggetto di
phishing. Tutte cose, tra l'altro, non applicabili al solo cloud.

La notizia l'ho ricevuta dal SANS NewsBites che a sua volta segnala questa
pagina web:
-
http://searchsecurity.techtarget.com/news/2240224102/Multifactor-authenticat
ion-key-to-cloud-security-success

Pianificare data center

Interessante questo articolo di ZeroUno:
-
http://www.zerounoweb.it/osservatori/data-center-management/pianificare-il-d
ata-center-un-metodo-per-evitare-errori.html


Alcuni dei 9 errori di pianificazione di un data center sono:
1- sottovalutazione dei costi operativi (da aggiungere a quelli di
realizzazione iniziale);
2- stima imprecisa dei costi di realizzazione;
3- sovradimensionamento;
4- pianificazione prematura dello spazio;
5- non pensare ai possibili ampliamenti futuri;
6- progetti troppo complicati.

Viene da pensare che questi errori, con le dovute specificità, siano comuni
a tanti progetti, non necessariamente di data center.

Tribunale di Napoli ed efficacia probatoria dei log

Un'azienda ha provato che un suo dipendente accedeva abusivamente alle
caselle di e-mail dei colleghi. Il dipendente è ricorso è ha vinto.

La storia è interessante perché, una volta tanto, il ricorso non è stato
vinto a causa di informative inesistenti o scritte male o per regole di
sicurezza informatica carenti, ma perché non è stata provata l'efficacia
probatoria dei log.

Infatti è stato nominato un CTU (Consulente tecnico d'ufficio) che "ha
constatato come sia stato possibile recuperare solo una copia dei log senza
possibilità di verifica della conservazione sui sistemi di origine. I
sistemi aziendali prevedono, infatti, un sistema di sovrascrittura dei file
di log originari che sono andati così distrutti e l'implementazione di copia
dei file di log" e pertanto "i sopra citati dati non siano attendibili né
affidabili. L'azienda non ha adottato adeguate misure per attestare e
precostituirsi l'immodificabilità e attendibilità dei file di log". " Nel
momento in cui è stata effettuata la copia dei log che ricollegano al pc del
ricorrente l'indirizzo Ip utilizzato – il contenuto del file non è stato
sottoposto a nessun controllo di integrità al fine di sancire l'identità
assoluta con il dato nel suo contenuto originale, così come prodotto dal
sistema. Secondo il CTU, in assenza di tali garanzie, il dato dei file di
log è alterabile. I log sono stati infatti esportati su file di testo,
consultabili e alterabili con un normale strumento di edizione".

Si legge quindi che: "Osserva il CTU che, pur potendosi prospettare in
astratto varie modalità di conservazione dei dati che avrebbero
inconfutabilmente determinato la loro immodificabilità e attendibilità, le
stesse non sono state adottate dal datore di lavoro; il sistema avrebbe
dovuto produrre log firmati digitalmente e marcati temporalmente.

L'articolo di Altalex:
-
http://www.altalex.com/index.php?idu=264948&cmd5=021c46ab76df2fd7050bbc8c56e
d7fe1&idnot=67750


Di esso non condivido assolutamente le conclusioni (che gli adempimenti
privacy erano formalistici e non sostanziali, la necessità di adottare
sistemi di audit esterni certificati, la necessità di formazione per le
aziende (che ci stanno a fare gli avvocati e i consulenti?). Condivido
invece il richiamo al Provvedimento del Garante privacy del 1 marzo 2007.

Eliminare da ITIL il processo di Configuration management

In questo articolo, segnalato dal gruppo ITIL & ISO20000 Service Management
+ ITSM di LinkedIn, è proposta l'eliminazione del processo di configuration
management da ITIL:
-
https://community.servicenow.com/community/learn/blog/2014/06/27/dear-itil-p
lease-kill-off-the-configuration-management-process


Il punto chiave è che troppe persone cercano di avere un database
omnicomprensivo e accuratissimo degli asset collegati all'informatica.
Solitamente, chi non adotta ITIL ma cerca di lavorare bene ha più "database"
(degli asset personali come pc e cellulari, dei sorgenti se sviluppano, dei
sistemi collegati alla rete, degli impianti, eccetera) e, quando possibile,
con automatismi che permettono di identificare le variazioni da un momento
all'altro.

Non credo, quindi, che il processo di configuration management vada
eliminato. Piuttosto va riconosciuto e promosso nel modo più corretto e più
funzionali alle reali esigenze di chi offre servizi e delle diverse funzioni
coinvolte (ciascuna con le sue diverse esigenze).

Da questo argomento ne viene fuori un altro: spesso, chi applica ITIL o
altri standard parla di "processo" unico, quando invece lo stesso processo
deve essere istanziato in più parti. Per esempio, il change management di un
mainframe non può essere lo stesso del change management di un sistema
Windows (per non parlare poi del fatto che il loro responsabile deve essere
diverso). Così il configuration management degli asset personali deve essere
gestito con strumenti e da persone diverse del configuration management
della rete o dei server.

lunedì 7 luglio 2014

Blackphone

Ormai in molti ne parlano: il cellulare a prova di privacy. Il blackphone si
basa su Android e utilizza un insieme di apps per la sicurezza, per navigare
senza essere tracciati, eccetera:
-
http://arstechnica.com/security/2014/06/exclusive-a-review-of-the-blackphone
-the-android-for-the-paranoid/


Al momento li hanno esauriti (cosa "solo" 630 Euro):
- https://store.blackphone.ch/

Tutto molto interessante, se solo non avete già dato tutti i vostri dati a
Google o Apple o Microsoft. Difficile...

lunedì 30 giugno 2014

Cloud Service Level Agreement Standardisation Guidelines

La Commissione Europea ha pubblicato le "Cloud Service Level Agreement
Standardisation Guidelines" (ringrazio Giacomo Orlando della segnalazione):
- http://europa.eu/rapid/press-release_IP-14-743_en.htm
-
https://ec.europa.eu/digital-agenda/en/news/cloud-service-level-agreement-st
andardisation-guidelines


Il documento è interessante. Ma continuo a pensare che ci siano troppe linee
guida per la gestione dei fornitori cloud, mentre per i fornitori di servizi
informatici non cloud non c'è quasi nulla, sebbene loro gestione lasci
spesso a desiderare. Tra l'altro, nel documento non ho trovato alcun
requisito non applicabile a fornitori di servizi IT non cloud.

Quindi mi piacerebbe vedere almeno una linea guida una sulla gestione in
generale dei fornitori dei servizi IT (per cui prevedere anche qualche
requisito in più di quelli che ci sono nel documento).

sabato 28 giugno 2014

Registro dei certificati ITIL

E' attivo il registro delle persone certificate ITIL (da notizia del gruppo
EXIN Certified Professionals di LinkedIn:
-
http://www.itil-officialsite.com/candidate-register/candidate-register.aspx

Wind e Exchange

In giugno due notizie di interruzione di servizi si sono imposte. La prima è
il "blackout di Wind": l'operatore di telecomunicazioni ha avuto un problema
di "configurazione dei router" che ha bloccato la connettività dei suoi
utenti per diverse ore:
-
http://www.tomshw.it/cont/news/blackout-wind-sotto-la-lente-dell-agcom/57277
/1.html

- http://www.forexinfo.it/Wind-Infostrada-le-cause-del

L'altro caso riguarda il blocco di Office 365: il servizio cloud di
Micorosoft è rimasto fermo per 9 ore per un "problema hardware":
-
http://www.ictbusiness.it/cont/news/exchange-online-attivo-dopo-nove-ore-di-
blocco/32712/1.html


Le due notizie mi sembrano in qualche collegate, anche se non saprei dire
esattamente come: forse perché piccoli errori hanno messo in difficoltà
tantissime persone, forse perché si dimostra quanto siamo dipendenti da
servizi con SLA non perfettamente garantiti, forse perché le mitiche grandi
imprese fanno anche loro degli errori.

UNI CEI ISO/IEC 27002:2014

Finalmente è uscita la versione italiana della ISO/IEC 27002:2013 ed ha
codice UNI CEI ISO/IEC 27002:2014. Purtroppo gli anni sono diversi e quindi
si dovrà citare la "ISO/IEC 27002:2013" o la "UNI CEI ISO/IEC 27002:2014".
Altri metodi denotano scarsa conoscenza della materia.

La ISO/IEC 27002 è una lettura consigliata per quanti vogliono occuparsi di
sistemi di gestione per la sicurezza delle informazioni, anche se ci sono
punti in cui è troppo generica o ripetitiva.

Faccio i complimenti a Fabio Guasconi, che ha coordinato il non semplice
lavoro di traduzione delle 86 pagine della norma.

La norma è acquistabile sul sito dell'UNI: http://store.uni.com (la versione
italiana della UNI CEI ISO/IEC 27002:2014 costa 98 Euro, mentre la versione
inglese costa 75 Euro; infine la ISO/IEC 27002:2013 costa 153 Euro; non
capisco che differenza ci possa essere tra queste ultime due).

Bisogna fare attenzione al metodo scelto da UNI per proteggere il diritto
d'autore: si può aprire il file solo sul proprio computer e quindi va
necessariamente stampato subito, per evitare che un crash ce lo faccia
perdere per sempre.

lunedì 23 giugno 2014

Garante e biometria

Massimo Cottafavi di Spike Reply mi ha segnalato lo schema di Provvedimento
del Garante in materia di biometria:
-
http://www.garanteprivacy.it/web/guest/home/docweb/-/docweb-display/docweb/3
132642

In particolare, mi ha segnalato le citazioni della ISO/IEC 27001. In poche
parole, il Garante prevede per le organizzazioni certificate ISO/IEC 27001
delle semplificazioni in materia di misure di sicurezza per gli strumenti
biometrici.

Non mi dilungo su alcune imprecisioni, la prima delle quali è che parla di
un'inesistente ISO/IEC 27001:2006 e che non prende in considerazione la
nuova norma del 2013 o la sua traduzione del 2014.

Il punto chiave è che sono esonerati dall'obbligo di istanza di verifica
preliminare le organizzazioni già certificate ISO/IEC 27001 che estendono il
proprio ambito di certificazione ai meccanismi crittografici. Per chi non è
certificato è disponibile un percorso diverso. Massimo Cottafavi riflette:
"se uno è certificato ma non intende ampliare l'ambito di certificazione
(per tanti motivi, il primo dei quali è il costo), apparentemente non può
neanche seguire la strada alternativa".

Penso che abbia ragione e spero che il Garante modifichi il Provvedimento
(ho mandato la riflessione seguendo la procedura).